1.5 - Cocoliche e lunfardo
Il desiderio d’integrazione dell’immigrato italiano si manifestava attraverso l’apprendimento dello spagnolo. La lingua degli immigrati di prima generazione che si sviluppò dal contatto tra i dialetti, l’italiano e lo spagnolo diede vita a una varietà mista in cui forme lessicali italiane si alternavano a quelle spagnole.

Cocolicchio |
Questo modo di esprimersi degli immigrati, riconoscibile da parte degli argentini, venne utilizzato nel teatro popolare argentino (sainete) che diede vita a un personaggio comico chiamato Cocolicchio, di origine meridionale, che si rendeva ridicolo, agli occhi degli argentini, per il suo modo di parlare, di gesticolare, di vestirsi e di comportarsi.
La lingua cocoliche del personaggio teatrale finì per identificare la lingua degli immigrati italiani, che nella vita reale era composta da una base d’italiano o dialetto interferito dallo spagnolo, mentre in teatro i personaggi parlavano lo spagnolo interferito dall’italiano. La lingua, in realtà, si sviluppò soprattutto nell’area di Buenos Aires e, a causa dei vari dialetti parlati dagli italiani, assunse forme diverse.
Il lessico del cocoliche era per lo più spagnolo ma possedeva numerosi prestiti lessicali come mamma mia benedetta e lessemi molto vicini a quelli dello spagnolo: amico per amigo.
Anche la pronuncia subiva l’influenza italiana; venivano adoperati i suoni [v S] inesistenti nel sistema consonantico dello spagnolo, e il suono [x], inesistente in italiano e di difficile acquisizione, veniva reso nel cocoliche con [k]: [mu'kere] per [mu'xere] (Blancho de Garcia, L'italiano nel teatro argentino: 256-257).
Sul piano morfologico la tendenza era quella di eliminare la marca del plurale in s, di sostituire l’ausiliare avere con essere (soy escapado = sono fuggito; in spagnolo: me he escapado) e di usare le preposizioni articolate, inesistenti in spagnolo.

Veduta notturna di Buenos Aires |
Il linguaggio riprodotto dagli scrittori di teatro popolare, dai parolieri di tangos e milongas, per ricreare il linguaggio dei ceti più bassi e degli immigrati, era invece il lunfardo. Un gergo della malavita, sviluppato negli ambienti più bassi di Buenos Aires, che possedeva numerosi termini provenienti dalle varie lingue degli immigrati tra cui l’italiano e i dialetti degli immigrati italiani. Il lessico di questa lingua contribuì ad arricchire il vocabolario dell’argentino parlato.