1.2 - La struttura interna delle parole
Per comprendere in che senso le parole siano composte di segmenti dotati di significato, proviamo ad analizzare la struttura interna di parole come scortesemente in italiano, unbearable (insopportabile) in inglese, reichlich (ricco) in tedesco, e malheureusement (sfortunatamente) in francese.
Come evidenziato nella tabella che segue, è possibile individuare diverse parti, ognuna
delle quali è plausibilmente portatrice di un significato:
|
italiano |
inglese |
tedesco |
francese |
|
s-
cortese
-mente |
un-
bear
-able
|
reich
-lich |
mal-
heureux
-ment |
La suddivisione operata mostra la presenza di segmenti come s- e -mente in italiano, un- e -able in inglese, mal- e -ment in francese e -lich in tedesco, che vanno ad unirsi a quella che riconosciamo come la "forma base" (vale a dire il "morfema lessicale": vedi 1.3) di ciascuna delle parole esaminate (vale a dire cortese, bear, reich e heureux).
Noteremo, poi, che i segmenti così individuati possono combinarsi con altre "forme base", mantenendo costante il loro significato e dando luogo a nuove parole di significato compiuto.
Così, il segmento -mente dell’italiano può combinarsi con parole come veloce, gentile, stupido, ecc., ottenendo velocemente, gentilmente, stupidamente, il segmento inglese -able si ritrova in parole come countable, lovable, separable, il segmento -lich del tedesco è presente in parole come höflich e glücklich e, infine, mal-,
in francese, è parte della composizione interna di parole quali malformation e malfaisant.
I segmenti individuati sono dunque delle unità individuali dotate di significato e, in quanto tali, dei morfemi, anche se di tipo diverso rispetto alla "base" (anch’essa un morfema) delle parole esaminate.
Il procedimento di segmentazione che abbiamo utilizzato per l’identificazione dei morfemi viene tecnicamente chiamato "prova di commutazione". Oltre ad isolare i vari morfemi che compongono una parola, questo procedimento consente di individuare alcune loro caratteristiche fondamentali, vale a dire che:
a. sono unità ricorrenti: lo stesso significante viene a far parte della composizione di varie parole, in linea con l’economia generale del sistema linguistico;
b. sono unità fonologicamente stabili: nonostante, infatti, siano possibili delle varianti (vedi 1.5), i morfemi tendono a garantire la comprensione del significato loro associato mediante una (relativa) identità formale.