1.6 - Forme del racconto breve: i Lais di Marie de France e la narrativa cortese
Alla matière de Bretagne (= materia di Bretagna) si ispira originariamente anche il genere del lai, termine di ascendenza irlandese (laid = canto, melodia) con il quale si designano brevi componimenti in versi di contenuto narrativo in cui le tematiche dell’amore e dell’avventura si intrecciano con gli elementi fiabeschi e "meravigliosi" tipici delle tradizioni celtiche. Tali sono di fatto i caratteri peculiari degli esemplari più antichi e paradigmatici del genere, i dodici Lais di Marie de France, composti verosimilmente tra 1160 e 1180. L’autrice, peraltro sconosciuta, viene dall’Île-de-France ("Marie ai num, si sui de France", dice in un’altra sua opera, le Fables di derivazione esopica), ma vive e scrive in Inghilterra, alla corte di Enrico II (cui i Lais sono dedicati), e va inquadrata dunque in quel mosso e composito "spazio
plantageneto" (1.3) in cui per la prima volta il confronto-scontro tra cultura latina e cultura volgare si risolve in un deciso e innovativo avanzamento di quest’ultima. È eloquente in questo senso anche il prologo all’opera, in cui l’autrice motiva acutamente la sua rinuncia alle consuete fonti latine scritte, in favore di una "fonte" volgare essenzialmente orale, e per ciò stesso destinata altrimenti a perire: i racconti bretoni affidati alla memoria collettiva.
Espresso in toni malinconici e nello stesso tempo fantastici, il grande tema dei lais di Marie è l’amore in tutte le sue forme: in primo luogo l’amore adultero e segreto, con i pericoli e i conflitti che esso comporta. Così nel Lai del caprifoglio (Chievrefoil), che esalta con lirica intensità l’ineluttabilità fatale dell’amore di Tristano e Isotta (1.3); così in Yonec e in Laüstic
("L'usignolo"), con la morte, vera o metaforica, dell’amante per mano del marito geloso; così in Equitan, sorta di racconto noir chiuso da un colpo di scena; così in Eliduc, in cui prevale il motivo della rinuncia. Ma vari sono i temi narrativi di questa raccolta più unica che rara nel Medioevo romanzo: in Lanval, per esempio, si narra la storia di un cavaliere amato da una fata che viene condotto in un mondo misterioso; e al genere del racconto fantastico appartiene anche Guigemar; Bisclavret è la storia del lupo mannaro; il Fresne
("Frassino") svolge il tema della donna perseguitata; e così via, con quella costante e accorta dosatura degli elementi, ora fiabeschi e meravigliosi ora intensamente sentimentali ora tragici e violenti, che costituisce il tratto inconfondibile della scrittura di Marie.
I successivi autori di lais bretoni - quasi tutti anonimi - conserveranno solo in parte queste caratteristiche, anche perché il genere tenderà sempre più a complicarsi con ingredienti novellistici e anche romanzeschi di tradizione prettamente cortese. L’atmosfera fiabesca prevale ancora in Tidorel (racconta le avventure di una regina e di un misterioso cavaliere del lago), in Guigamor (parla del soggiorno di un cavaliere nel paese delle fate), in Tiolet (dove l’eroe uccide un mostro).
Posteriore a Marie de France è anche il Lai de l’Ombre di Jean Renart, autore anche dei romanzi Galeran (di genere bretone, che amplifica il Lai du Fresne di Marie) e L’Escoufle
("Il milvio"), di materia bizantina e di andamento novellistico, che narra la storia di due giovani innamorati, Guglielmo e Aélis. La novità risiede in una nuova considerazione della figura femminile: è la donna che prende l’iniziativa, sfida i malvagi e si ribella alla sorte. Nel Lai de l’Ombre due amanti siedono presso una fonte e le loro figure si riflettono nell’acqua; il giovane getta nell’acqua l’anello rifiutato dall’amata e prega l’immagine riflessa (l’ombre) di quella di accettarlo.
Grande fortuna nel Medioevo ebbe il Floire et Blancheflor (forse ancora del XII secolo), che narra la storia di un amore contrastato per ragioni di razza e religione, con positiva risoluzione. Un’originale commistione di prosa e versi presenta Aucassin et Nicolette, di anonimo autore piccardo, scritto nella prima metà del XIII secolo. In esso si attua un rovesciamento parodico delle norme cortesi: l’eroe, Aucassin, si innamora della schiava Nicolette e si adagia nell’indolenza; nel regno di Torelore il re attende di partorire e la regina è alla guerra. Al Lai de Lanval di Marie de France si ispira l’anonimo autore borgognone della Chastelaine de Vergi (metà XIII secolo): motivo centrale del racconto è infatti la difesa del segreto a cui è legato il vero amore. Da ricordare, infine, il Roman de la Violette di Gerbert de Montreuil, che svolge il tema della donna falsamente incolpata, al centro anche del Guillaume de Dôle del già menzionato Jean Renart.
Conservano il nome di lai, ma appartengono piuttosto al genere dei fabliaux (1.7), il Lai dou cor (il corno in cui possono bere solo mogli e mariti fedeli) e il Lai d’Aristote del chierico Henri d’Andeli (prima metà del XIII secolo); in quest’ultimo la materia del Roman d’Alexandre (1.3) viene piegata al motivo del dominio che amore esercita sull’animo degli uomini: il filosofo Aristotele viene conquistato dalla medesima donna che egli aveva fatto allontanare dal discepolo Alessandro. A tal punto viene soggiogato da accondiscendere alla richiesta della donna di farsi portare a spasso sul dorso. Agli occhi del divertito Alessandro, il grande filosofo, camminando a quattro zampe, appare come un ridicolo ronzino.
Assimilabili ai lais sono invece i racconti di materia ovidiana (ispirati alle Metamorfosi:
vedi il modulo La letteratura latina dell'età augustea, 5.3), tra cui spicca un’opera giovanile di Chrétien de Troyes (1.4), la Philomela; anonimi sono invece il Lai de Narcise e quello di Piramo e Tisbe (Piramus et Tisbé).