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 La questione della lingua 
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1.7 - Il Convivio

Pressappoco negli anni in cui compose il De vulgari eloquentia, Dante tributò un omaggio al volgare anche in un'altra sua opera: il Convivio (vedi il modulo La lingua di Dante, 4.3). Anche questo trattato, come il De vulgari eloquentia, fu composto all'inizio del XIV secolo (secondo alcuni studiosi fra il 1304 e il 1307, secondo altri fra il 1303 e il 1308) e anch'esso, come il De vulgari eloquentia, restò incompiuto. Le analogie fra le due opere si fermano qui, perché per il resto il De vulgari eloquentia e il Convivio sono molto diversi. Il primo è scritto in latino, mentre il secondo è scritto in volgare; il primo è, come si è detto, un trattato di filosofia del linguaggio, mentre il secondo è un trattato di filosofia generale o, come diremmo oggi, di cultura generale.

Il titolo dell'opera riprende la parola convivium, che in latino significava "banchetto". Con questa metafora Dante intendeva presentare il suo trattato come un banchetto di sapienza: le "vivande" del banchetto erano alcune poesie di contenuto filosofico da lui stesso composte, mentre il "pane" che accompagnava le vivande erano alcuni commenti in prosa alle poesie. Dante invitava a nutrirsi di questo cibo raffinato tutti gli uomini e tutte le donne nobili d'animo che per vari motivi non avevano potuto coltivare gli studi: non i nobili di sangue né i dotti, per lo più religiosi, che conoscevano il latino, ma i più numerosi borghesi, che con la loro intraprendenza e il loro spirito d'iniziativa avevano fatto la fortuna della società comunale. Proprio pensando a costoro Dante aveva scritto il suo trattato in volgare anziché in latino. Certo il latino, poiché era una lingua perfetta, artificiale e immutabile, ancora era più bello, più virtuoso e più nobile del volgare; ma ormai esso era conosciuto soltanto da pochi privilegiati. Il volgare, invece, era conosciuto da tutti, e tutti avrebbero potuto contribuire a migliorarlo: presto, secondo Dante, esso sarebbe diventato un "sole nuovo" capace di oscurare il latino, un sole ormai antico destinato a un tramonto inarrestabile.

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