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1.4 1.4 - Le comunità ebraiche Al momento dell'Unità, le comunità ebraiche erano pienamente inserite nella società italiana. Il cammino di integrazione si era avviato tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento (al tempo delle repubbliche giacobine e, poi, delle conquiste napoleoniche) ed era proseguito lungo tutto il Risorgimento senza particolari scosse. Dal 1848, nel regno di Sardegna, la concessione delle regie patenti aveva tolto dalla segregazione dei ghetti gli ebrei residenti nei territori dei Savoia e, in seguito, sull'onda delle annessioni, quelli che negli altri territori della Penisola erano ancora stati sottoposti a limitazioni della libertà. All'ampia e convinta partecipazione degli ebrei alla costruzione dell'Italia unita era corrisposto il loro riconoscimento - sul piano psicologico e giuridico - da parte di tutta la comunità nazionale, generalmente senza pregiudizi e riserve. L'assimilazione ideale e materiale degli ebrei nell'Italia unita si manifestò in varie direzioni: da un lato si registrò un profondo attaccamento al Paese e alle sue sorti che, in alcuni casi, giunse al rifiuto della propria identità ebraica in quanto considerata una diminuzione della propria identità italiana, e, dall'altro lato, l'uscita dagli antichi ghetti significò la rapida dispersione delle comunità, l'aumento dei matrimoni misti, l'affievolimento della pratica religiosa e, in alcuni casi, la conversione al cattolicesimo. Anche in Italia, nel corso dell'Ottocento, all'interno dell'ebraismo si diffusero correnti e movimenti che esprimevano modi differenti di intendere il rapporto tra la dimensione religiosa e la modernità. Il giudaismo ortodosso si basava sulla convinzione che la Torah scritta e la Torah orale, trasmesse attraverso la letteratura talmudica, erano l'autentica parola di Dio e, per tale motivo, la legislazione tradizionale era considerata immutabile e intoccabile.La Torah ("Legge") è la parte normativa più importante della Bibbia ebraica; è formata dai cinque libri del Pentateuco: Genesi,Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio. Vi è inoltre una tradizione scritta e orale, ossia la letteratura talmudica - da Talmud,abbreviazione di "talmudo Torah" ("studio della Legge") - una raccolta di testi giuridici e rituali, relativi a ogni aspetto della vita ebraica. Il giudaismo riformato, sorto in Germania all'inizio dell'Ottocento, intendeva adeguare la liturgia e i precetti religiosi alle mutate condizioni storiche, tanto che furono abbandonate antiche norme e usanze. Il giudaismo conservatore si poneva in una situazione intermedia: riteneva vincolante la tradizione, che però non era considerata di diretta derivazione divina,bensì formatasi durante il corso della vicenda del popolo ebraico. Era pertanto possibile aggiornarla al mutare dei tempi. Negli anni intorno alla Prima guerra mondiale, il collegio rabbinico di Firenze (all'epoca diretto da Samuel Zevi Margulies) fu il centro di irradiazione in Italia del sionismo che, sull'onda delle riflessioni dello scrittore di origine ungherese Theodor Herzl, propugnava l'idea della creazione di un'entità politica ebraica. Gli allievi del collegio fiorentino furono chiamati negli anni successivi a ricoprire le maggiori cattedre rabbiniche del Paese e "vi portarono quello spirito comprensivo e liberale che, del resto, era nella tradizione del rabbinato italiano, in confronto alla rigida ortodossia e talvolta all'oscurantismo di altri rabbinati"(Milano, Storia degli ebrei in Italia: 380). Risulta arduo quantificare la presenza ebraica in Italia, sia per la mancanza di dati attendibili, sia per la difficoltà di definire esattamente chi era ebreo. Evidentemente i risultati cambiano se si considerano coloro che professavano la fede giudaica o chi frequentava regolarmente la sinagoga oppure chi, in base a criteri pseudoscientifici, era considerato appartenente alla razza semitica. Nel 1840, gli ebrei presenti nei territori italiani erano circa 37.000, nel 1931, erano circa 44.000. Gli ebrei si concentravano in poche città, in particolare Livorno, Roma, Milano, Venezia, Torino, Ancona, Firenze, Genova, Ferrara e Trieste (italiana dopo il 1918). La vita religiosa si svolgeva intorno alla sinagoga, vicino alla quale gli ebrei più ortodossi abitavano per poterla raggiungere a piedi senza infrangere i precetti del sabato; ma era soprattutto in famiglia che la religiosità ebraica si esprimeva, attraverso la celebrazione delle feste, tra cui Hanukkah (la "festa delle luci"), Purim e la Pesach (la Pasqua ebraica).
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