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1.1 1.1 - Il "preumanesimo padovano" e la riscoperta di Seneca tragico  Fig. 1 | Fra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento Padova si afferma come centro culturale d’avanguardia. Emerge il maestro Lovato Lovati che intraprende un’attività di ricerca di manoscritti antichi, soprattutto nello scriptorium dell’antica abbazia di Pomposa, dove scopre un manoscritto delle tragedie di Seneca (detto poi Etruscus e conservato oggi nella Biblioteca Laurenziana di Firenze) e un manoscritto contenente i primi dieci libri della Storia di Roma di Livio. Soprattutto la scoperta delle tragedie di Seneca [Fig.1], che erano già note, ma scarsamente diffuse, sollecitò nello stesso Lovati e nel suo allievo Albertino Mussato l’interesse non solo per quell’antico scrittore, che il Medioevo aveva conosciuto quasi esclusivamente come autore di opere morali, ma anche per il genere teatrale tragico, praticamente trascurato fino allora. Attorno all’evento della scoperta dell’Etruscus si svilupparono così osservazioni di carattere filologico-testuale e sondaggi analitici degli schemi metrici delle tragedie, profili biografici dell’autore, tentativi di ricostruzione dei modi del teatro antico, riflessioni sul significato profondo del genere teatrale e sulla funzione della poesia. Forse per la prima volta da secoli un testo classico veniva non solo preso in considerazione nella sua qualità di auctoritas, di modello cui far riferimento, ma veniva analizzato nelle sue caratteristiche letterarie, strutturali, metriche, culturali, e anche morali, grazie all’impiego degli strumenti di una sia pur embrionale filologia e della critica letteraria. Sull’onda dell’entusiasmo suscitato dalla scoperta, Albertino Mussato scrisse l’Ecerinis, giustamente considerata la prima tragedia "moderna", nella quale, recuperando dalle tragedie senecane forme linguistiche e metriche e strutture drammaturgiche, non solo imitava Seneca, ma entrava in emulazione con l’autore antico. Nella tragedia del Mussato si scontravano due grandi individualità: il tiranno Ezzelino da Romano, figlio del demonio e simbolo del male, e la città stessa di Padova, rappresentata dal coro dei cittadini orgogliosi della propria libertà comunale.
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