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L'identità dei calabresi nel Nuovo Continente

Se costruisce il bricchigliere

Una storia dal “Corriere Canadese online”

“Il dialetto rispecchia la storia dell’emigrazione”, questa l'idea del professor Domenico Pietropaolo, preside del St. Michael’s College di Toronto. La storia dei migranti di Maierato, comune calabrese in provincia di Vibo Valentia, viene così raccontata dall'evoluzione della lingua di una comunità piccola, ma coesa, in terra canadese.

Per il professor Pietropaolo la lingua è come la geologia. “I ricercatori analizzano gli strati di pietra di una montagna, individuando le varie ere. Con le lingue procediamo in maniera simile: attraverso le parole può ripercorrere la storia di un popolo. Nel nostro caso il dialetto maieratano ha origine araba e greca, viene poi influenzato dal francese, ma quello più giovane, parlato nella Greater Toronto Area è ovviamente influenzato dall’inglese”.

Nella più grande area metropolitana canadese, con oltre cinque milioni e mezzo di abitanti, i calabresi d'oltreoceano hanno modificato la propria parlata, adattandola al nuovo ambiente. Il professore, per poter svolgere una ricerca approfondita, è diventato anche interprete volontario in uffici legali e ospedali, per poter ascoltare le parole usate dagli italo-canadesi. Il termine bricchigliere, derivato da bricklayer, muratore, è forse uno dei più curiosi, ma sono molti gli adattamenti dall'inglese.

“In Canada il dialetto dei miei compaesani ha preso in prestito molte parole. In particolare si è resa necessaria l'adozione di termini relativi al lavoro. Gli emigranti hanno mutuato i termini nei settori dell’industria pesante ed edile, ma anche di vari tipi di macchinari. Termini che mancavano nel dialetto”. E il professore cita esempi come buldosa e trocco per identificare, rispettivamente, bulldozer e truck, ampliando la lista con parole di uso quotidiano, che trasformano il “sacchetto” in una bega, derivando il nuovo termine da bag.

Alcune parole hanno avuto una vita breve. I termini si sono rivelati effimeri, utilizzati soprattutto dalla prima generazione di emigrati, costretti ai lavori più umili. Con la maggior conoscenza della nuova lingua alcuni “neologismi maieratani” sono andati persi. “Il fenomeno si è modificato – spiega Pietropaolo -. Le nuove generazioni adattano termini relativi a feste, vestiti e attività scolastiche. Recentissime sono le parole legate a Internet e agli sms. A dimostrazione che la lingua e il dialetto sono in continua evoluzione. Studiare un dialetto è comunque un impegno complesso, dato che non esistono testi di grammatica, una tradizione scritta, delle convenzioni. E si deve partire dallo studio dei suoni, dei fonemi. Nel dialetto maieratano ne ho individuati 33, cinque in più dell’italiano. Moti aspetti linguistici sono comuni allo spagnolo”.

Domenico Pietropaolo è uno studioso della letteratura italiana del tardo Medioevo e di quella del diciassettesimo e diciottesimo secolo. È stato direttore del Dipartimento di italianistica della University of Toronto per nove anni. Da preside del St. Michael’s College prosegue anche le ricerche con il Dipartimento. Pietropaolo e il nuovo direttore, Salvatore Bancheri, hanno creato un dizionario di “italiese” con 1200 termini, il G.P. Clivio Online Dictionary of Italiese.

Red(03/02/2012)
 
 
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