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Nuova possibile attribuzione per il pittore

Il Caravaggio d’Inghilterra

La tela scoperta in una collezione privata

Un Sant’Agostino piegato nello studio che, con un restauro approfondito, sembra mostrare i contrasti caratteristici dello stile del Caravaggio. Dopo secoli di oblio la tela, fino ad oggi parte di una collezione privata, diviene oggetto di discussione per la comunità internazionale degli storici dell’arte. Molti giornali e riviste presentano la storia del dipinto ed elencano i pareri degli esperti, tra cui spicca quello del professor Sebastian Schütze dell’Università di Vienna. E per quest’ultimo non ci sono dubbi sull’attribuzione a Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio.

Il resoconto della nuova scoperta sarà pubblicato il mese prossimo nel libro Caravaggio and His Followers in Rome, edito dalla Yale University Press in collaborazione con la National Gallery del Canada. E Schütze, tra gli autori del testo in uscita, ritiene che “quel che appariva come un’anonima tela seicentesca ha rivelato le sue qualità artistiche in seguito al restauro”. Già definita la “prima uscita” della tela, che nei prossimi mesi sarà esposta a Ottawa, nelle sale della National Gallery canadese.

Il restauro ha tolto ridipinture e patine al Sant’Agostino, portando Clovis Whitfield, uno storico e mercante d’arte britannico, a riconoscervi la mano del Caravaggio. Un olio su tela che è fatto risalire al 1600 e che, se l’ipotesi sarà confermata, fa crescere il piccolo corpus di dipinti realizzati dal pittore. Sono infatti meno di cinquanta le opere pittoriche attribuite all’irrequieto artista lombardo, vissuto tra il 1571 e il 1610. Ricostruita anche la genesi del dipinto, che dovrebbe essere stato commissionato a Caravaggio da Vincenzo Giustiniani. Il Sant’Agostino sarebbe quindi la tela citata in un inventario di opere possedute dal facoltoso committente romano nel 1638. L’opera sarebbe rimasta in Italia per oltre duecento anni, per essere poi venduta verso la metà del XIX secolo.

Le caratteristiche del dipinto sembrano infatti corrispondere a quello che era stile del Caravaggio attorno al 1600, segnato da figure scultoree e monumentali, con una forte rilevanza dei movimenti e delle espressioni emotive. Qualche incertezza viene comunque espressa, dato che l’uso del colore sembra non corrispondere a quello più “consueto” per il Caravaggio. Una luce e una composizione piuttosto tradizionali, spiegati con il rispetto ai canoni richiesti dal committente dell’opera, per uno degli artisti più rivoluzionari della storia della pittura occidentale.

Michelangelo Betti(22/06/2011)
 
 
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