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I lupi della notte in Italia e Algeria

Indagini e introspezione

Firenze multietnica nel romanzo di Amor Dekhis

Una conversazione con Amor Dekhis, narratore in lingua italiana, ma nato in Algeria. Quasi venti anni di scrittura per Dekhis, che è stato anche finalista del Premio Calvino con il romanzo I Lupi della notte.

Nel poliziesco classico l’investigatore risale tramite indizi sparsi alla scoperta del criminale, risarcendo così il tessuto sociale lacerato. I Lupi della notte propone una lacerazione diversa più profonda e legata alla storia recente dell’Algeria, che il protagonista, poliziotto di una squadra multietnica dell’Italia del 2015, vuole risarcire. Nelle sue indagini per la polizia di Firenze il protagonista s’immerge nel suo stesso passato e in questioni storiche ed esistenziali. In realtà qual è l’oggetto dell’indagine?

Il soggetto di indagine, direi, è un po’ vario. Si sposta dall’incontro fra le culture all’incontro di etnie diverse in un unico spazio, dai conflitti regionali alle vicissitudine di semplici singoli. Tuttavia, come hai constato tu, come lo è l’Italia per eventi particolari, anche la storia recente dell’Algeria, occupa una buona parte nel testo.
Il romanzo inizia con un ipotetico futuro e, se non proprio negli ambienti scelti potrebbe verificarsi altrove, certamente non con la presunzione di portare messaggi di prevenzione riguardo quelle situazioni, quanto la possibilità di contaminarsi. Mentre la narrazione parte da un passato, ispirata a fatti verosimilmente accaduti, con punto di vista di personaggi appartenenti al ceto medio, alla gente normale.
È vero, è concepito per intenti un po’ più profondi di un semplice poliziesco. Se sono stati scelti parametri del noir e del gallo per costruire la narrazione, era per motivi piuttosto pratici, quali quelli soprattutto per dare più leggerezza alla lettura.
Oltre a costituire soggetto di studi sociali e storici, quella fase potrebbe essere fonte ricca di ispirazione e spunti anche per lavori di creatività e non solo. È doveroso, dunque, affermare che c’è stato un passato doloroso fin troppo pieno di sacrifici, di sangue e di resistenza, per essere così archiviato in breve, come avrebbe voluto un pugno di individui influenti.
Durante questo periodo, finché il pericolo integralista era reale, il sistema aveva concesso più libertà e spazi ai cittadini, avevano fatto promesse di riforme per un futuro migliore e per uno stato di diritto, socialmente e politicamente equo. Avendo assistito agli orribili atrocità per opera dei gruppi armati, c’è stata una forte presa di coscienza riguardo tale pericolo da parte della gente che, anche per motivi di sopravvivenza, si era alleata presto con sistema. Oltre a dare prova di pazienza, aveva anche partecipato attivamente in una resistenza lunga e sofferente.
Una volta il pericolo è passato o almeno allontano, i discorsi che si faceva sul cambiamento, sulle libertà di espressione, sulla democrazia, sulla società civile è andato diminuendo negli interventi degli esponenti al poteri. Sembra un déjà vu, come era capitato all’indomani dell’indipendenza. E così sono rimasti sempre i soliti gruppi a gestire gli affari del paese.

Amor Dekhis, nato in Algeria, dove ha frequentato la Scuola di Belle Arti, vive in Italia dal 1980 dove ha studiato all’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Firenze. Alcuni suoi racconti sono presenti nelle riviste on line Sagarana e El Ghibli e nelle antologie Le voci dell’arcobaleno (1995), Mosaici di inchiostro (1996), Memorie in valigie (1997), Destini sospesi di volti in cammino (1998), Anime in viaggio (2000), Voci migranti (2000), Matriciana Couscous (2002), Impronte (2003), Saudade (2003) e I Lupi della notte (2008).

Puoi scaricare il testo completo dell’intervista

Vera Horn(03/02/2011)
 
 
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