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Da febbraio una mostra sul gesuita marchigiano

Matteo Ricci nella Cina dei Ming

Incontro di civiltà nella Pechino del ‘500

Nei musei cinesi la mostra Matteo Ricci. Incontro di civiltà nella Cina dei Ming. La rassegna, allestita in tre tappe, a Pechino, Shanghai, e Nanchino, ripercorrerà l’attività di Matteo Ricci in Cina. La possibilità di scoprire la singolare esperienza del gesuita marchigiano, figura capace di stabilire un solido ponte culturale fra Occidente e Cina, aprendo al mondo il grande Paese sul finire della dinastia Ming. La mostra documenta il primo significativo incontro tra la civiltà europea e la civiltà cinese attraverso la figura e l’opera del gesuita, nel quarto centenario della sua morte.

La prima parte della rassegna ricostruisce il tessuto culturale e artistico dell’Occidente da cui muove Ricci negli anni del Rinascimento maturo; in mostra, per la prima volta in Cina, dipinti di alcuni fra i maggiori artisti italiani del tempo (tra cui Raffaello, Tiziano, Lorenzo Lotto, Federico Zuccari, Federico Barocci, Giulio Romano, Simone De Magistris) accanto ad altre opere, documenti e strumenti scientifici che attestano la compiutezza e l’importanza degli innesti di conoscenze ed esperienze della civiltà europea in Cina. La seconda parte della mostra illustra il mondo che Matteo Ricci trova in Cina al suo arrivo e ricostruisce, attraverso documenti originali e oggetti d’epoca cinesi, il “viaggio”, ossia l’esperienza di incontro, dialogo e comunicazione compiuta da Ricci e dai suoi interlocutori cinesi da Macao (primo approdo) a Pechino, dove è tuttora conservata la tomba del grande pioniere. Le opere cinesi esposte evocano gli aspetti fondamentali della civiltà cinese con i quali Ricci si è misurato, la lingua e la scrittura, la produzione libraria, le tre grandi religioni (confucianesimo, buddismo e taoismo), le opere prodotte da Ricci e dai suoi amici in Cina, libri, carte geografiche, strumenti scientifici.

Nel momento di massima apertura della Cina sul mondo, la mostra si propone quindi di narrare la grande impresa congiunta di quegli intellettuali europei e cinesi che, all’inizio dell’età moderna, posero le basi di questa apertura, nel duplice segno della conoscenza e dell’amicizia. I due mondi fino ad allora reciprocamente ignari l’uno dell’altro vennero da Ricci messi in contatto e nelle sue opere si riconobbero come le due metà di un intero. L’importanza di questo scambio e la grandezza dell’uomo che ne fu all’origine furono espresse dai cinesi, che pur nutrivano grande diffidenza nei confronti degli stranieri, nel titolo assolutamente inusitato di Xitai, “il maestro dell’estremo Occidente”, conferito a Padre Matteo Ricci.

I risultati dell’opera di Ricci in Cina furono di enorme portata: primo fra tutti fu aver conquistato la fiducia del popolo cinese e di averlo reso attento e curioso verso il mondo: in termini di efficacia e durata, un evento dalla portata incalcolabile e tale da giustificare, da solo, la perenne gratitudine della Cina al suo Li Madou (traslitterazione del nome “Ricci Matteo” in cinese). Per non parlare delle innovazioni scientifico-tecnologiche, filosofiche e religiose, letterarie e artistiche che elevarono Ricci nell’olimpo dei grandi della Cina: l’unico occidentale, insieme a Marco Polo, ricordato a Pechino nel grande monumento agli eroi cinesi del secondo millennio.

Promossa e realizzata grazie all’impegno eccezionale della Regione Marche, terra natale di Ricci, e organizzata da Mondomostre, l’esposizione è curata da Filippo Mignini, direttore dell’Istituto Matteo Ricci per le relazioni con l’Oriente e già responsabile di tre esposizioni su Ricci, a Macerata, al Vittoriano di Roma e a Berlino.

Matteo Ricci - Incontro di civiltà nella Cina dei Ming

Pechino, Capital Museum
6 febbraio - 20 marzo 2010

Shanghai, Shanghai Museum
2 aprile - 23 maggio 2010

Nanchino, Nanjing Museum
4 giugno - 25 luglio 2010

red(13/01/2010)
 
 
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