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La storia di 29 milioni di italiani all’estero

Napolitano inaugura il Mei

Aperto il Museo dell’emigrazione italiana

Anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha partecipato all’inaugurazione del Mei , il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana. A due anni dalla ricorrenza del 150esimo anniversario dalla proclamazione del Regno d’Italia il museo, promosso dal ministero degli Affari esteri con la collaborazione del ministero per i Beni e le Attività culturali, apre i battenti negli spazi della Gipsoteca del Vittoriano. Per la prima volta viene messo a sistema, in chiave di lettura nazionale, l’immenso patrimonio storico e culturale italiano inerente l’emigrazione su scala regionale e locale.

"Oggi che accogliamo gli immigrati nel nostro Paese e siamo diventati un Paese di immigrazione non dovremmo mai dimenticare di essere stati un Paese di emigrazione", ha detto il presidente Napolitano.
Dal 1861 ad oggi sono emigrati più di 29 milioni di italiani. Il fenomeno dell’emigrazione dall’Italia per oltre il 54 per cento ha avuto luogo prima della Grande Guerra. Tre quarti degli espatri hanno riguardato uomini, un quarto donne. L'80 per cento degli emigrati era in età lavorativa, il 35 per cento proveniva dall'agricoltura. I principali paesi di destinazione sono stati gli Stati Uniti (5,8 milioni), la Francia (4,4 milioni), la Svizzera (4,3 milioni), l'Argentina e la Germania (con 3 milioni ciascuno), il Brasile (1,5 milioni). Per consistenza numerica le principali regioni d'origine degli emigranti italiani furono il Veneto (3,2 milioni), la Sicilia e la Campania (con 2,9 milioni ciascuna), la Lombardia (2,5 milioni), il Piemonte e la Valle d'Aosta (2,3 milioni), il Friuli (2,2 milioni) e la Calabria (2 milioni). Rilevante è oggi il numero dei cosiddetti "oriundi", cioè discendenti da genitori o antenati di origine italiana: se ne calcolano 60-70 milioni. La presenza più numerosa è quella in Argentina con 24 milioni, cioè il 50 per cento dell'intera popolazione.

Sono tre le sezioni principali attraverso cui si snoda il percorso museale: il percorso storico di riferimento; il percorso espositivo regionale; il viaggio interattivo nell'emigrazione italiana. La prima sezione ripercorre la nascita e lo sviluppo della grande emigrazione italiana, caratterizzata della dimensione del lavoro, attraverso tabelle didattiche, testimonianze audio, foto, giornali e riviste d'epoca, frasi significative, oggetti caratteristici e date salienti. La seconda sezione traccia una geografia dell'emigrazione, grazie alla partecipazione degli assessorati, delle istituzioni e delle associazioni regionali, approfondendo le caratteristiche migratorie peculiari di ogni singola regione. La terza sezione del museo sarà un viaggio nell'emigrazione attraverso aree tematiche che consentiranno al visitatore di avere una conoscenza interattiva dell'intero periodo storico tramite il cinema, la letteratura, la musica, oggetti e documenti rari.

Il direttore del Mei, Alessandro Nicosia, ha definito la location del Vittoriano come la più idonea ad ospitare una simile esposizione: “È la casa della memoria degli italiani e rappresenta l’unità del nostro Paese, pur nelle sue diversità”. “Non sarà un museo statico fatto solo di oggetti – ha spiegato Alfredo Mantica, sottosegretario di Stato per gli Affari esteri -, ma un luogo propulsivo di cultura e storia dell’emigrazione, con aree dedicate a film, musica e foto. Nel 2011, in occasione dell’anniversario dell’Unità d’Italia, vorremmo che questo museo diventasse itinerante e raccontasse le singole emigrazioni regionali. Scopo del museo – ha aggiunto Mantica – è reinserire nella storia d’Italia una storia spesso misconosciuta e considerata di serie inferiore”.

red(27/10/2009)
 
 
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