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I giallisti, le realtà regionali e i classici

L'Italia letta dai francesi

Dominique Vittoz racconta i gusti d'Oltralpe 

Al Salone del libro di Parigi l'Italia ha partecipato come ospite d'onore. Al termine della manifestazione abbiamo posto alcune domande a Dominique Vittoz, italianista e traduttrice di alcuni tra i più importanti e apprezzati autori italiani contemporanei.

Quali sono i generi e gli autori italiani maggiormente apprezzati dai lettori francesi?

Certo, c'è interesse per i giallisti (Lucarelli, Fois, Camilleri, l'appena scoperto Montesano nonché Ferrandino e Perissinotto entrambi tradotti da una raffinata casa editrice di Lione, “La fosse aux Ours”). Ma credo che i francesi restino affascinati dall'italianité, difficile da definire ma che corrisponde a un misto di eleganza, disinvoltura disordinata e profondo radicamento in una terra, spesso una regione. Da questo punto di vista, autori ormai di casa in Francia come Eco, Tabucchi e Baricco sono meno significativi di Magris, De Luca, Loy, Rigoni Stern.

Nel suo lavoro di traduttrice ha incontrato un autore, o un'opera, da cui e' stata particolarmente colpita?

Come no! Anzi c'è stato un incontro decisivo: quello con la lingua di Camilleri che mi ha obbligata a cercare un francese meticcio, andando a scavare in memorie linguistiche rimosse cioè le parlate regionali francesi che il centralismo trionfante ha posto in una specie di limbo. Ho corso il rischio di andare ad attingere al patrimonio linguistico regionale della mia zona (vale a dire la parlata franco-provenzale di Lione e dintorni) per innestarlo sul bon français, cioè la bella lingua, quella con i crismi dell' Accademia. Ho quindi goduto (e paventato) una massima libertà per cui mi sembrava di eseguire variazioni musicali sul testo di Camilleri. Invece traducendo Nulla di Marcello Fois, mi sono di colpo ritrovata incollata ad una lingua di granito, che esigeva una specie di fedeltà letterale. Il che non vuol dire che un approccio sia più valido dell'altro: voglio dire che nel tradurre ogni volta, le cose in gioco sono diverse e vanno risolte diversamente. L'importante è restare aperti, en éveil al massimo, quando ci si accinge alla traduzione di un nuovo libro, anche di un autore col quale si ha già dimestichezza.

Tra gli autori emergenti italiani e francesi chi le sembra meritare maggiormente l'attenzione di pubblico e critica?

Fra gli italiani, sicuramente Silvana Grasso in Italia già affermata, ma in Francia tutta da tradurre così come Guido Conti. Si stanno muovendo cose in Sardegna dove “Il Maestrale” propone una narrativa di polso, come per esempio due autori alle prime interessantissime prove come Giorgo Todde (Lo stato delle anime) e Flavio Soriga (Diavoli du Nuraiò). Il lavoro di Carmine Abate è stimolante, come pure quello di Diego De Silva (Certi bambini).

Michelangelo Betti(data)
 
 
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