Ezio Flammia percorre un itinerario filologico sulla storia dell’arte della cartapesta in Italia, in altri paesi europei e negli Stati Uniti. Lo studio dell'autore ha inizio con l’esposizione dei primi tentativi di produzione della cartapesta, rapportata allo stucco da cui si evolve, per poi analizzare le opere e gli artisti, tracciando il percorso della tecnica dalle prime esperienze nelle botteghe rinascimentali, senesi e fiorentine, sino all’arte moderna.
La cartapesta, in passato, ha raggiunto livelli di eccellenza tali da assecondare la creatività degli artisti del valore di Donatello, Jacopo Sansovino, Bernini, Algardi e altri, sino ad essere definita la tecnica universale. Oggi la cartapesta potrebbe ritornare agli antichi splendori se si sfatassero gli arcaici pregiudizi sulla povertà della materia.
La produzione della cartapesta, come espressione d’arte, ha avuto in passato un’importanza notevole nei settori dello spettacolo, dell’artigianato e dell’industria. Enorme la produzione per fini ludici, per apparati religiosi, per allestimenti effimeri, per la statuaria processionale e, più recentemente, per il cinema, per la televisione e, in forma sperimentale, per la didattica.