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La lingua italiana in India

Tra cultura, turismo e commercio

In tempi recenti l’India ha visto un’espansione dei rapporti con l’Italia. In parte perché è italiana una delle figure politiche più importanti dell’India contemporanea, Sonia Gandhi, presidente del partito del Congresso; in parte grazie alla crescita dei rapporti commerciali. A questo si aggiunge l’antico fascino dell’India, che ha sempre attirato dall’Italia viaggiatori e semplici turisti. Abbiamo chiesto qualche dettaglio su questi temi a Tanya Roy, che ha conseguito un dottorato in Linguistica all’Università di Torino ed è oggi Assistant Professor di Italiano presso l’Università di Delhi.

I rapporti tra Italia e India sono molto antichi. Può dirci qualcosa di più su questa storia e sulla situazione attuale?

I rapporti sono effettivamente molto antichi, e riguardano diversi campi. Per esempio, ci sono state generazioni di viaggiatori italiani in India che hanno lasciato racconti delle proprie esperienze. Da Marco Polo ai viaggiatori del Rinascimento, fino a Gozzano, Moravia e Pasolini. In Italia poi nel Novecento è nata una forte tradizione di studi indologici, tuttora viva. In questo ha avuto un ruolo importante il lavoro di Giuseppe Tucci e di tanti altri, tra Roma e Torino. Per chi è interessato a questi argomenti oggi è un importante punto di riferimento la lista di discussione Italindia2000, assieme al lavoro di persone come Michelguglielmo Torri all’Università di Torino e Marco Corsi a quella di Pisa.

E com’è la situazione, invece, per quanto riguarda gli studi di lingua e cultura italiana in India?

L’interesse è rivolto soprattutto agli studi di lingua italiana, e in particolare ai percorsi brevi, quelli fino a due anni. Pochi approfondiscono ulteriormente lo studio, anche perché l’unica università indiana in cui esiste un percorso più lungo è quella di Delhi. In questa università si può infatti studiare italiano fino al conseguimento del dottorato: è un percorso istituito di recente e a cui si sono iscritti i primi due studenti.

Ma quali sono, oggi, le motivazioni per studiare la lingua italiana in India?

La motivazione principale è la ricerca di lavoro. L’italiano è un settore nuovo, in cui c’è ancora poca concorrenza, e la conoscenza della lingua permette di lavorare con estrema facilità per esempio nei call center o nelle aziende che eseguono indagini di mercato. Questi lavori oggi in India sono ben retribuiti rispetto alla media e in pratica, dopo due anni di studio della lingua, diventa possibile svolgere lavori in call center che sono retribuiti quanto un incarico da ricercatore universitario; poco tempo fa, anzi, la differenza era ancora maggiore. La richiesta di conoscenza delle lingue è forte e in crescita. In effetti, a volte arrivano al nostro Dipartimento da parte delle aziende richieste che non è possibile soddisfare: “fornire” laureati, anche a gruppi di 35 alla volta. Al momento gli studenti sono molto meno numerosi rispetto alle richieste.

Diversi studenti, però, adesso proseguono anche oltre i due anni...

Sono meno numerosi, ma ci sono. Le loro motivazioni sono varie, ma, al di là del fatto culturale, bisogna ricordare che in India il lavoro universitario è comunque interessante, anche se non corrisponde a stipendi elevati, perché è comunque un lavoro statale e stabile. Va notato che alcuni dei nostri ex studenti di italiano sono già entrati come ricercatori nel Dipartimento di riferimento, che è quello di Germanic and Romance Studies.

E al di fuori di Delhi?

In questo momento in India ci sono altre nove università che insegnano italiano, ma tutte lo fanno con corsi di durata al massimo biennale, che portano a conseguire Certificate, Diploma e Advanced Diploma. Sia a Delhi e a Mumbai si trova un lettore del Ministero italiano per gli Affari Esteri, ma questi due lettori sono gli unici in India. Vista la richiesta di studenti, sarebbe importante aumentare questo numero! E aumentare anche le borse di studio del MAE per studenti indiani in Italia, visto che la differenza di costo della vita rende molto difficile per gli indiani studiare in Italia...

Pensa che iniziative come quelle di ICoN siano interessanti in questo contesto?

Penso di sì, perché vedo appunto che l’interesse per l’italiano aumenta in tutta l’India, mentre è possibile conseguire la laurea solo a Delhi. Purtroppo i costi di questi corsi sono molto elevati per lo standard indiano... ma d’altra parte è costoso anche lo spostamento da una sede all’altra all’interno dell’India. Inoltre molti studenti non hanno tempo per frequentare lezioni in presenza, e sono quindi costretti ad abbandonare gli studi. La didattica online potrebbe essere molto interessante per questo tipo di pubblico, che spesso ha buona confidenza con gli strumenti informatici.

Mirko Tavosanis(24/02/2010)
 
 
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