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L’italiano in Polonia

Intervista ad Hanna Serkowska

A novembre il Dipartimento di italianistica dell’Università di Varsavia e l’Istituto italiano di cultura di Varsavia hanno organizzato il convegno Fiction, faction, reality: incontri, scambi, intrecci nella letteratura italiana dal 1990 ad oggi. Per l’occasione abbiamo chiesto all’organizzatrice del convegno, Hanna Serkowska, studiosa di letteratura italiana del Novecento, professoressa di Letteratura italiana e direttrice del Dipartimento di italianistica dell’Università di Varsavia, di raccontarci le sue esperienze e di parlarci della conoscenza della lingua e della letteratura italiana nella Polonia di oggi. Hanna Serkowska è autrice di studi come Uscire da una camera delle favole. I romanzi di Elsa Morante (2002) e Tra storia e immaginazione: gli scrittori ebrei di lingua italiana si raccontano (2008).

Com’è nata l’idea di organizzare il convegno su queste tematiche?

Personalmente mi hanno incuriosito i saggi che da qualche anno escono sull’esperienza, sulla perdita dell’esperienza, sul reale che preme ma che non si lascia catturare, sull’interesse – rinato dopo la svolta etica – per le questioni reali e i problemi sociali. Quanto ho trovato in questi saggi coincideva poi con i miei interessi e studi sulla storia nel romanzo del Novecento. Ho proposto il tema ai colleghi che hanno accettato di fare parte del comitato scientifico, Silvia Contarini, Monica Jansen, Stefania Ricciardi, Claudio Milanesi, Fulvio Senardi e Flaviano Pisanelli, e abbiamo lavorato insieme selezionando da un centinaio di proposte le quaranta che abbiamo potuto ascoltare al convegno. Il successo e l’altissimo livello dell’iniziativa sono senz’altro stati merito dei partecipanti, tra cui illustri studiosi come Ceserani o Casadei, e anche del promotore del dibattito, Donnarumma, e di infiniti altri a cui sono grata di aver accettato l’invito e partecipato.

Qual è la situazione dell’italianistica in Polonia?

L’italiano, pur essendo ritenuto su scala mondiale una lingua minore, è studiato in Polonia con molto interesse e per molte ragioni. Sono ragioni sia culturali sia economiche, visto che in Polonia sono presenti molte ditte e imprese italiane medio-piccole e alcune grandi nel settore automobilistico e bancario, nell’industria alimentare e simili. Di conseguenza anche lo studio universitario dell’italianistica è sempre forte e l’interesse per la laurea non accenna a diminuire. Nella maggior parte delle città polacche c’è un dipartimento, una cattedra, una sezione di italianistica, con o senza Master. Non sempre tutti quelli che si iscrivono hanno però uno spiccato interesse all’approfondimento degli studi letterari: per molti si tratta soprattutto di acquisire una buona competenza linguistica. Nella maggior parte dei dipartimenti di Italianistica sono comunque attivi i due filoni di ricerca, quello linguistico e quello letterario. In base agli accordi intergovernativi i lettori del Ministero degli Affari Esteri italiano sono poi presenti in sette sedi universitarie sul territorio della Polonia. In due città, Varsavia e Cracovia, è anche attivo un Istituto Italiano di Cultura.

Come vengono viste, oggi, la lingua e la cultura italiana?

L’Italia è considerata, a seguito dei legami storici e, non da ultimo, per la comune tradizione cattolica, un paese amico, guardato con simpatia anche per i tratti mediterranei della sua cultura, vista da un lato come “alternativa” al temperamento polacco, tipicamente nordico, e dall’altro come “vicina”, per la comune natura estroversa e diretta di molti polacchi. Godono di buona fama e popolarità i cibi e i vestiti italiani, mentre la bellezza della Penisola, come il clima e il tenore di vita italiano, o meglio, la qualità della vita quotidiana, sono elementi mitici. La lingua piace non meno dello spagnolo: se guardiamo al numero delle richieste di iscrizione per un corso a numero chiuso come quello di Italianistica di Varsavia, vediamo che ci sono in media ottocento richieste per cinquanta posti all’anno. Questo ci dà una media di 16 candidati per posto, in una posizione di pareggio - in altri paesi insperato - con la Facoltà di Spagnolo, e molto al di sopra rispetto al francese e al tedesco... La cultura italiana, oltre al bel canto e ad alcuni film classici, non è però nota se non agli specialisti. Mi sembra sia ancora scarsa e un po’ improvvisata la politica editoriale delle nostre case editrici, per cui esistono lacune forti e dolorose. Per esempio, diverse opere di autori come Morante o Pasolini non sono state tradotte, mentre si traducono autori più recenti ma forse meno significativi.

La situazione è molto cambiata negli ultimi anni?

Gli scambi si sono intensificati a seguito del radicale cambiamento di regime: penso al 1989, quando è stato tolto il sipario e la situazione si è liberalizzata. Da allora abbiamo potuto viaggiare liberamente e, in quanto più liberali, abbiamo anche incoraggiato visite e investimenti da parte degli italiani in Polonia. Oggi i viaggi e gli spostamenti tra i due paesi sono molto più facili e frequenti. Per quanto riguarda l’Italianistica di Varsavia, quel che lascia guardare con ottimismo al futuro è che quest’anno abbiamo degli studenti molto bravi e ben preparati al primo anno, interessati agli studi a cui sono stati ammessi, e non solo alla lingua. Leggono molto e sono molto attivi. È un segno molto positivo.

Mirko Tavosanis(30/11/2009)
 
 
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