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Autori ‘naturalizzati’, non più migranti

La globalizzazione scardina l’idea di letteratura nazionale

Rosanna Morace illustra la nuova letteratura italiana. La giovane ricercatrice e saggista presenta caratteristiche e autori di una realtà ancora non indagata da critica e analisi letteraria. L’Italia ha un passato coloniale meno rilevante di altri Stati occidentali. Malgrado manchi questo passato legame politico e linguistico con paesi extra-europei, il ruolo culturale e la posizione geografica del paese stanno rendendo comunque possibile la crescita una lingua letteraria, creata dai nuovi italiani. Scrittori migranti, che proseguono nel paese di arrivo la propria esperienza di vita e di lavoro, adottando l’italiano non solo come lingua per il quotidiano, ma anche per poesia e prosa letteraria.

Quale definizione ritiene che oggi possa essere la più adeguata a questa nuova letteratura?

Personalmente la definizione che mi sembra più appropriata è ‘Letteratura translingue’ o ‘Letteratura-mondo’, anche se la questione è spinosa ed è stata a lungo dibattuta dalla critica, che ha infatti proposto almeno una decina di possibilità: ciò è sintomatico della difficoltà di cogliere lo status di questa nuova letteratura e di inscriverla a pieno titolo in quella italiana, anche se è certo che siamo di fronte allo scardinamento del concetto stesso di letteratura nazionale. Credo anzi che proprio la ‘mondialità’ della Letteratura translingue sia l’aspetto più interessante, originale e gravido di conseguenze per il futuro letterario e culturale del nostro paese, che non può continuare a prescindere dalla creolizzazione in atto. Ma credo anche che non si possa valutare lo scollamento dal canone nazionale se prima non si affronti in maniera adeguata la questione della qualità letteraria, linguistica, stilistica e polisemica delle opere ‘migranti’, dando la preminenza al testo piuttosto che alla biografia degli autori e alla tematica migrazione (che, tra l’altro, è al centro di una minoranza di opere).

Ritiene che in Italia l’approccio critico alla letteratura migrante stia maturando?

Sì, credo che l’approccio stia mutando, sia per la recente attenzione della critica alla «Letteratura mondiale» e al «Romanzo mondo», sia sotto la spinta del plauso con cui sono accolti in altre realtà nazionali le opere prodotte dagli autori naturalizzati (che, per inciso, non vengono mai presentati come ‘migranti’. E, d’altronde, qual è la nazionalità di Conrad, Nabokov, Beckett, Brodskij, Ionescu, Kundera, Kristof?).

Riconosce alcune caratteristiche comuni alle opere dei narratori che “scelgono” l’italiano come lingua letteraria?

Innanzi tutto credo si possa parlare di scelta in senso proprio, seppure con tempi, modalità e carica emotiva differenti da autore ad autore. Per citare degli esempi: Adrián Bravi pubblica il suo primo romanzo in spagnolo nel 1999, nonostante vivesse in Italia già da 12 anni. L’uso letterario dell’italiano arriva dopo la nascita del figlio: perché solo allora ha cominciato a sentire l’italiano come la lingua del futuro suo e della sua famiglia. Božidar Stanišić dopo 20 anni scrive ancora prevalentemente in quello che definisce il suo ‘yiddish’, la lingua delle ex-Jugoslavia che ufficialmente non esiste più. L’attaccamento alla madrelingua è quindi il tentativo di far vivere nella pagina una civiltà smembrata e lacerata, è memoria, dovere morale e bisogno affettivo di testimoniare e non dimenticare. Monteiro Martins, invece, ha pubblicato il suo primo testo in italiano appena tre anni dopo l’arrivo nel nostro paese. Da ciò è facile comprendere quanta eterogeneità vi sia tra gli ‘scrittori migranti’, soprattutto per quel che riguarda la lingua (e non mi addentro nel complesso problema di come la madrelingua agisca sotterraneamente sull’italiano di ciascuno, e di come la lingua veicoli diversi immaginari). Vi sono, però, sicuramente dei tratti comuni, che si potrebbero riassumere dicendo che c’è sempre la presenza di un elemento ‘liquido’ nella testualità: focalizzazione narrativa mobile e senza centro, che spesso annulla la presenza del narratore intra o extradiegetico; forte movimentazione dell’intreccio, che tende ad avere più fulcri spaziali e temporali, a muoversi tra diversi continenti, a intersecare simultaneamente tempi passati, presenti e futuri; oppure, viceversa, narrazioni atemporali e/o aspaziali. Parallelamente a ciò si registra un’intersezione tra diversi generi letterari (romanzo e racconto, prosa e poesia, giallo e commedia all’italiana, epica corale e romanzo di formazione, tragedia e commedia, finzione e Storia), come se si avvertisse un’insufficienza della forma tradizionale ad esprimere la «liquidità» della nostra epoca. Non a caso i temi ricorrenti sono il deciso richiamo a valori più umani ed etici, e l’ironia (o l’accoramento) per le contraddizioni di una vita sempre più frammentaria, alienante, mercificata, crudele (il tema della guerra, soprattutto negli autori iraniani, iracheni e balcanici è infatti dominante).

Il suo ultimo testo critico, Un mare così ampio, prende in esame l’opera di Julio Monteiro Martins, scrittore brasiliano trapiantato in Italia. A suo parere quali aspetti accomunano, o allontanano, Martins agli altri autori neo-italofoni?

L’opera di Monteiro Martins è emblematica di tutti i tratti che ho sopra descritto e raggiunge degli esiti notevoli dal punto di vista letterario (egli era, infatti, un affermato scrittore già in Brasile). Ma, differenza di altri autori, egli sostanzia la scrittura di una densa e originale riflessione metapoetica e metastorica, con una lucidità di sguardo sul nostro tempo davvero penetrante: una profondità che meritava di essere interrogata e valorizzata.

Rosanna Morace (Reggio Calabria, 1980) si è laureata e addottorata presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa con una tesi d’impianto filologico sui rapporti tra i poemi epici di Bernardo Tasso ed il Rinaldo di Torquato. Ha pubblicato diversi studi sul tema in riviste e miscellanee e, successivamente, si è dedicata all’ultima fase poetica tassiana e al Mondo creato. Ha vinto il «Premio Tasso» nel 2008 e, nel 2010, una borsa di studio per “giovani ricercatori”, bandita dalla Regione Autonoma della Sardegna con fondi dell’Unione Europea, per un progetto dal titolo «Scrittori migranti».

Michelangelo Betti15/07/2011
 
 
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