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Il grand tour al contrario

I flussi migratori in Italia

Migrazione dall’Africa e migrazione interna all’Italia. Due fenomeni lontani, ma solo nel tempo. Salah Methnani riflette sulle differenze e le somiglianze dei due flussi, in un paese cambiato con l’arrivo dei nuovi residenti. Methnani, nato in Tunisia dove si è laureato in Lingue e Letterature straniere, vive in Italia dal 1987 dove è divenuto scrittore, traduttore e giornalista Rai. Nel 1990 con Mario Fortunato ha pubblicato Immigrato, riedito successivamente più volte. Un grand tour al contrario, con il protagonista del romanzo che risale l’Italia, dal sud verso il nord. Ogni capitolo, una città. Ogni città, un approfondimento su un movimento immigratorio che ha conosciuto un incremento proprio a partire dai primi anni '90.

Immigrato non rappresenta soltanto un racconto, ma anche un modello immigratorio che si andava affermando nei primi anni '90. Passati vent'anni, cosa resta di questo modello?

Come saprai Immigrato continua ad essere un punto di riferimento essenziale per lo studio della letteratura della migrazione in Italia, anche vent’anni dopo la sua pubblicazione. Dalla sua prima pubblicazione non ci sono state altre inchieste di quel tipo, che sono poi diventate “diari di viaggio”, per raccontare il mondo complesso delle comunità immigrate in Italia. Forse l’unico che ci ha provato è stato il giornalista de L’espresso Fabrizio Gatti. Il modello dunque è molto valido, il problema è trovare editori interessati a questo tipo di testi e gente disposta a rischiare per addentrarci nel mondo delle varie comunità stranieri residenti in Italia, partendo anche da comunità molto chiuse come quella cinese o bengalese.

D'altra parte, Immigrato e Io venditore di elefanti di Pap Khouma hanno dato lo slancio a una letteratura italiana della migrazione. Oggi, vent'anni dopo, è praticamente scontato fare i conti con questa eredità. La letteratura della migrazione si è sviluppata in più direzioni, ha conosciuto sfumature diverse, allo stesso tempo in cui si andava affermando come un filone letterario nuovo, travisato qualche volta e scambiato con un appendice multiculturale o meticcio del movimento immigratorio stesso. Come percepisci oggi questa eredità?

I primi testi sull’immigrazione hanno gettato le basi per una letteratura italiana nuova, meticcia, originale. Una letteratura che non si deve auto-ghettizzare né essere ghettizzata. Una letteratura che usa la lingua italiana e i cui protagonisti si muovono all’interno dei confini nazionali. Oltre ai vent’anni trascorsi ci vorranno almeno altri dieci, quindici anni per vedere questa eredità finalmente riconosciuta come parte integrante della letteratura italiana tout court. A fianco al fattore umano, costituito da nuovi scrittori nati e cresciuti in Italia, si aggiungerà anche un nuovo elemento che sarà quello di aziende editoriali costituite da nuovi italiani. Perché il problema ripeto non è la creazione di una nuova letteratura, ma la disponibilità di case editrici a pubblicare testi scritti da nuovi italiani di origine straniera.

Il tuo libro ha una caratteristica geografica molto evidenziata, tradotta in almeno tre piani complementari e legati alle vicende immigratorie del protagonista: primo fra tutti il movimento di risalita in Italia, verso il nord; la geografia alterata della città post immigratoria e i luoghi di passaggio, o non luoghi, per non parlare del viaggio finale in Tunisia. In che misura sono anche riferimenti identitari?

Chi scrive mette per forza una parte di se nel racconto, è inevitabile. Immigrato non è l’autobiografia di Salah Methnani, l’ho detto più volte e in diverse occasioni. Resta comunque il fatto che quella realtà di cui ho parlato nel libro è una realtà che vivono in tanti, stranieri e non. Prendendo l’esempio dell’esodo che c’è stato dal meridione d’Italia verso il nord ritroviamo lo stesso percorso. Andando ad analizzare da vicino quel periodo storico scopriamo le stesse identiche impressioni: risalita verso nord, geografia alterata della città post esodo, luoghi di passaggio o non luoghi per finire col tornare nella città di origine...

vera Horn01/09/2010
 
 
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