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La sfida dei Ladri di lavoro

Italia e immigrazione nei lavori di Maspoli

Ladri di lavoro è il titolo provocatorio dell’ultimo libro di Emanuele Maspoli. Nel testo undici racconti e due saggi, che trattano la questione immigratoria attraverso due contributi esterni. Da un lato Stefania Bragato sul mercato di lavoro, dall’altro Paolo Attanasio sul diritto alla cittadinanza. Nelle rappresentazioni e immagini più diffuse l’immigrato è il lavoratore che proviene dai paesi poveri del terzo mondo o dei paesi in via di sviluppo colpevole di rubare il lavoro all’autoctono, di provocare la riduzione degli stipendi e l’aumento della spesa pubblica. I protagonisti dei racconti sono immigrati di provenienza diversa che in Italia hanno un ruolo decisivo nel mercato del lavoro ma allo stesso tempo controverso.

Chi sono i ladri di lavoro e che quadro socioeconomico si evince da questo appellativo?

Come ben dici, Ladri di lavoro è un titolo provocatorio e vuole rappresentare il rifiuto generalizzato dell’altro, identificato in questo particolare caso con il nemico che ruba il lavoro al vero cittadino. Il nostro libro vuole innanzitutto sfatare questa mitologia, dimostrando (lo fa bene Stefania Bragato nel suo saggio su immigrati e mercato del lavoro) come sia falso attribuire alla migrazione la colpa della crisi economica e della perdita di posti di lavoro (basti un esempio: se restano ‘a casa loro’, ci sarà sempre un’industriale disposto a delocalizzare e a sfruttare quella manodopera a basso costo; mentre se vengono assunti, com’è in Italia, soprattutto per le mansioni che vengono tradizionalmente rifiutate dagli italiani, vanno ad arricchire e dinamizzare il mercato del lavoro creando più possibilità per tutti). In positivo, il libro vuole poi spostare l’attenzione su qualcosa che in genere viene molto trascurato nel dibattito in atto: la cittadinanza (di questo si occupa con grande chiarezza Paolo Attanasio). Chi è cittadino del nostro paese? Quale differenza c’è tra le nazioni che riconoscono la cittadinanza a chi vi nasce e quindi a chi vi sta di diritto sul suolo, e quelle che invece, come l’Italia, preferiscono un diritto più legato alla famiglia, che basa sul sangue la cittadinanza, favorendo dunque solo i figli degli italiani doc? Per noi cittadino è chi convive in un territorio determinato e riteniamo debba prevalere una logica di residenza e di convivenza su qualunque altra che presti il fianco al razzismo, mai veramente vinto in Italia.

C’è un filo che accompagna alcune storie e personaggi che ricorda vagamente la costruzione di Quando dio ballava il tango di Laura Pariani, anche quello incentrato su racconti di migranti, in quel caso italiani in Argentina, ma orchestrato su sensibilità diverse. Pariani afferma che i personaggi del romanzo sono in realtà costruiti a partire da situazioni e persone reali da lei conosciute o intervistate in Argentina. Per quanto riguarda invece i ladri di lavoro, qual è stato il punto di partenza nella costruzione dei personaggi?

Come per Pariani, quello che più conta è l’esperienza diretta, la realtà delle cose e le vite reali delle persone. Ogni racconto di Ladri di lavoro attinge dunque da fatti realmente accaduti, conosciuti per esperienza diretta e indiretta, attraverso il racconto, le testimonianze, le interviste, e a volte persino dalla cronaca (come la citazione dell’uomo abbandonato morto nei campi dove lavorava in nero, o delle cooperative che si occupano di differenziare la spazzatura manualmente in condizioni lavorative da terzo mondo…). Nel mio precedente lavoro sulla migrazione marocchina ero partito dalle interviste, trasformate in narrazione in prima persona, con l’utilizzo di nomi diversi che proteggessero la privacy degli/lle intervistati/e e nello stesso tempo rappresentassero nel significato il senso di quelle storie. I nomi arabi mi aiutavano in questo… In Ladri di lavoro i protagonisti sono persone costruite nella mia immaginazione, mescolando fatti e persone reali, con attenzione alla verosimiglianza e verità di fondo del racconto. Sono testi ‘politici’, che tendono a far emergere le problematiche principali legate all’immigrazione, soprattutto per quanto riguarda l’esperienza del migrante e la violazione dei diritti umani nella legislazione di riferimento. Ogni racconto si lega al successivo, s’apre al successivo, donando una sorta di circolarità, che serve a rendere queste piccole storie più chiaramente parte di una storia maggiore. Che è poi una storia comune, in cui vorrei che sparisse la dicotomia Noi/Loro, in favore di una partecipazione relazionale e comunitaria, dove ogni vita è prima di tutto umana. Per completare il quadro, ho cercato di rappresentare molte diverse nazionalità straniere presenti in Italia. Il nostro è infatti un paese dove prevalgono alcune nazionalità (romeni, marocchini e albanesi), ma che si caratterizza altresì per la grande varietà nella composizione nazionale degli stranieri immigrati. E si tende tra l’altro ad avere un legame preferenziale tra specifica nazionalità e tipologia di lavoro. Sono aspetti meno significativi, che però servono a dare ulteriori pennellate al quadro complessivo, nel tentativo di rappresentarlo in così pochi e brevi racconti. Racconti che sono anche una sintesi emotiva del mio lungo e travagliato rapporto con la migrazione e i migranti.

Il testo completo dell'intervista

Emanuele Maspoli. Nato a Torino nel 1967, vive a Venezia dal 1996 dove gestisce Il Lato Azzurro, fondato nel 1991, sede frequente di numerosi seminari e convegni sui temi della politica, della pace e dell’ambiente. Laureato in Scienze Politiche nel 1993 con tesi sul pensiero del padre Ignacio Ellacuría, teologo della liberazione ucciso in El Salvador nel 1989. Su questa vicenda e il pensiero dell’importante teologo salvadoregno scrive Ignacio Ellacuría e i martiri di San Salvador (Paoline 2009). Per Ananke ha pubblicato La loro terra è rossa. Esperienze di migranti marocchini (2004).

Vera Horn12/04/2010
 
 
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