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Il cannocchiale di Galileo

Quattro secoli di storia dell’astronomia

Quattrocento anni fa, alla fine di novembre del 1609, Galileo Galilei puntò per la prima volta verso il cielo un cannocchiale di sua fabbricazione. Poté così guardare, per la prima volta e con una nitidezza inimmaginabile fino a quel momento, la superficie irregolare della Luna e le stelle, le tante stelle della Via Lattea, e poi, nelle settimane successive, i satelliti di Giove. In ricordo di questo primo gesto considerato il gesto fondatore della scienza moderna, la comunità scientifica internazionale ha proclamato il 2009 come anno internazionale dell’astronomia con il patrocinio dell’ONU e dell’UNESCO. Lisa Roscioni, autrice del modulo ICoN Galileo Galilei nella storia della scienza, presenta le iniziative per celebrare la figura dello scienziato pisano.

Nel corso del 2009 in Italia sono state allestite diverse mostre dedicate in qualche modo alla figura di Galilei, ce n'è qualcuna che merita di essere segnalata in maniera particolare?

Una delle mostre più interessanti è stata allestita a Firenze, a Palazzo Strozzi, con il titolo Galileo. Immagini dell’Universo dall’antichità al telescopio a cura di Paolo Galluzzi, direttore dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze. La mostra, visibile ora nel sito del Museo, ricostruisce le diverse concezioni e raffigurazioni del cosmo dall’antichità fino alla rivoluzione scientifica. Oltre a bellissimi atlanti, strumenti scientifici, dipinti e sculture è stato esposto anche l’unico cannocchiale originale di Galileo giunto fino a noi. Un’altra mostra molto interessante è quella che si è tenuta a Pisa a Palazzo Blu con il titolo Il cannocchiale e il pennello. Nuova scienza e nuova arte nell’età di Galileo, a cura di Lucia Tongiorgi Tomasi e Alessandro Tosi, che ha offerto una prospettiva un po’ diversa dal solito: la vita del grande scienziato è stata infatti ripercorsa non solo attraverso documenti, testi e strumenti ma collocandola nella sua epoca e mostrando suggestive relazioni tra la scienza e l’arte.

A fine anno a Roma sarà inaugurata la mostra Galileo: cose mai viste. Fascino e travaglio di un nuovo sguardo sul mondo, allestita con il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura: qual è la posizione attuale della Chiesa cattolica rispetto alle teorie di Galilei e alla sentenza del 1633?

Nel 1968 Paolo VI fece avviare la revisione del processo del 1633, revisione portata a termine da Giovanni Paolo II che fece istituire un’apposita commissione di studio. Nel 1992 Wojtyla dichiarò pubblicamente che la Chiesa di allora era caduta in errore credendo che la conoscenza della struttura del mondo fisico potesse essere imposta dal senso letterale della Sacra Scrittura. Quello che era avvenuto, disse il papa, era il risultato di una tragica incomprensione reciproca alla quale Wojtyla ha riparato nel giubileo del 2000 chiedendo ufficialmente scusa.

Di Galilei sono ben noti gli scritti, ma la costruzione di modelli e strumenti adatti alla preparazione e alla conduzione di suoi esperimenti (molti di essi sono conservati presso il Museo di Storia della scienza di Firenze) ha avuto un ruolo rilevante: come si inserisce questo aspetto nella tradizione artigianale italiana?

Con Galileo la tradizione artigianale ha fatto il suo ingresso nel mondo della scienza e della cultura. Galileo non ha “inventato” il cannocchiale (anche se così fece credere al doge di Venezia nell’agosto del 2009) di cui già si aveva notizia in area fiamminga. Ne fu però sicuramente il più audace e fortunato costruttore: fabbricò “cannoni dalla lunga vista” per i più importanti monarchi dell’epoca e il suo cannocchiale, insuperato per almeno vent’anni, è diventato non soltanto lo strumento ma il simbolo stesso del nuovo modo di guardare al cosmo, impensabile senza la collaborazione tra scienza e arti. Nacque così una nuova figura di artigiano, l’ottico specializzato nella costruzione di microscopi e telescopi. Le principali officine furono stabilite a Roma, tra la fine dei XVII e il XVIII secolo, da due famosi ottici, Eustachio Divino e Giuseppe Campani, che vendevano telescopi in tutta Europa.

Il modulo ICoN su Galileo: Galileo Galilei nella storia della scienza.

Lisa Roscioni insegna storia moderna all’Università di Parma, si è occupata di storia sociale delle istituzioni e dei saperi medici e psichiatrici tra età moderna e contemporanea pubblicando, tra l’altro, Il governo della follia. Ospedali, medici e pazzi nell’età moderna (Bruno Mondadori, 2003) e Lo smemorato di Collegno. Storia italiana di un’identità contesa (Einaudi, 2007). Attualmente studia i rapporti tra potere, religione e cultura nel XVII secolo con particolare riguardo alla storia dell’Inquisizione e del controllo sulle eterodossie religiose e sul sapere scientifico.

Francesca Tolaini20/10/2009
 
 
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