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Se la fiction cambia l’italiano

L’influenza del "doppiaggese" sul parlato

Dalla lingua della fiction alla lingua parlata. Alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Pisa un seminario sul processo creativo del doppiaggio. Un incontro per raccontare le procedure tecniche e le difficoltà della traduzione dei testi audiovisivi dall’inglese all’italiano, evidenziando i vari modi per rendere con efficacia una scena, un racconto, la tensione emotiva tra i personaggi, ma anche per presentare un aspetto nuovo e meno evidente che ha a che fare con la lingua italiana: la diffusione del "doppiaggese".

La lingua del doppiaggio adatta l’italiano per i dialoghi di film stranieri. Nasce così, per esigenze tecniche, una lingua che in certi tratti mantiene una certa distanza dall’italiano parlato. I dialoghisti ricorrono spesso a forme di italiano standard o sub-standard, favorendo, in maggior misura rispetto al passato, l’emergere e il guadagnar terreno di “dialetti” eccentrici. Con l’accresciuta diffusione di film e serie tv, il linguaggio adattato della traduzione tende a influenzare sempre più l’italiano standard. E le formule verbali degli adattamenti italiani entrano nella lingua comune.

Il quadro sulla diffusione del doppiaggese si è affiancato all’analisi del processo creativo del doppiaggio, in tutti gli aspetti e i passaggi del lavoro. Dall’adattamento del testo alla vera e propria fase di doppiaggio. In cattedra alcuni dei maggiori professionisti del doppiaggio italiano: Filippo Ottoni, direttori di doppiaggio per film come Big Fish e Il curioso caso di Benjamin Button e presidente dell'Associazione italiana dialoghisti adattatori cinetelevisivi, Elettra Bisetti, direttrice del doppiaggio e voce di Glen Close, Ursula Andress, Angelica Houston e altre attrici, e Marina D’Aversa, traduttrice e dialoghista per film e serie tv molto note, come La signora in giallo, ER e Mad men.

Per gli addetti del settore l’impegno è anche quello di dare visibilità e dignità a un’attività oscura e comunque in crescita. Una pratica che si va estendendo e in cui l’Italia vanta una delle migliori scuole. In questi ultimi anni sono stati molti i contatti avviati per spiegare le tecniche e i modi del doppiaggio a nuovi operatori di doppiaggio, in particolare russi e giapponesi.

In un mondo sempre più globalizzato il doppiaggio diventa un ponte tra lingue e culture diverse. E se, tradizionalmente, la traduzione viene considerata come un tradimento del testo originale, c’è sempre più la coscienza che senza di essa diventa quasi impossibile far arrivare il senso e le emozioni di un’opera narrativa, che sia un libro o un film. La sfida, in questa attività di adattamento, sta nel mantenere lo spirito dell’opera e dei dialoghi originali, con la coscienza che il processo del doppiaggio è reso possibile da un lavoro di équipe che mette in gioco molte professionalità, dal traduttore e adattatore, al mixatore, sincronizzatore e alla voce dell’attore.

Michelangelo Betti(18/05/2010)
 
 
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