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Parole diverse, stessa magia

La traduzione secondo Filippo Ottoni

"Bisogna seguire lo spirito perché la lettera cambia quello che l’autore sceglie di imprimere all’opera”. Secondo Filippo Ottoni, traduttore e adattatore di testi cinematografici e teatrali, è questo il segreto per fare delle buone trasposizioni. Vincitore del Gran Premio Internazionale del doppiaggio per l’adattamento e la traduzione del film “Lo strano Caso di Benjamin Button“, il mese scorso Ottoni ha partecipato a un laboratorio dell’Università di Pisa sulla traduzione e sull’adattamento dei dialoghi. Una lezione per il master in “Traduzione di testi postcoloniali in lingua inglese: letteratura, saggistica, teatro e cinema".

Dalla letteratura al cinema. Nel corso di una carriera trentennale Filippo Ottoni ha tradotto, adattato e diretto al doppiaggio oltre 200 film, di autori che vanno da Anghelopoulos a Tarkovskij, da Altman a Bergman, da Clint Eastwood a Kenneth Branagh. Per il teatro ha lavorato su Pinter, Ayckburn, Frayn e, dal francese Ozon e Veber. “Occorre individuare l’oggetto principale da tradurre, del quale fanno parte non solo le parole – ha spiegato durante la conferenza – ma elementi tipici della recitazione, come la scelta di registri linguistici più consoni a quello che si vede sullo schermo”. Secondo Ottoni, in letteratura si può leggere un dialogo nel quale un muratore si esprime in una lingua stilisticamente perfetta, ma lo stesso personaggio proiettato su uno schermo, per essere credibile deve utilizzare un registro linguistico diverso, in modo che il parlato e l’immagine siano armonici e comprensibili. “Nel cinema – continua Ottoni – la difficoltà della traduzione e dell’adattamento dei testi sono aggravate: si cade facile preda delle pastoie del ritmo e del sincronismo labiale. La pellicola è un prodotto artistico vincolato e non ha lo stesso margine di libertà della letteratura o del teatro”.

L’esposizione verrà inaugurata il 14 luglio alle ore 17, alla presenza del Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini e del Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini. Interverranno inoltre Benedetto Fabio Granata, Giovanna Melandri e il Soprintendente per i Beni Artistici e Storici di Roma, Claudio Strinati.

Rispettare il carattere di una lingua. Trasformare un film significa anzitutto capire bene cosa intenda l’autore. In quest’ottica è necessario porre grande attenzione alla cifra stilistica, considerata l’anima del testo filmico. “Molte volte questa cifra non è ostentata, ma da senso al film pur rimanendo nascosta – continua Ottoni – Un buon adattatore deve saperla scovare e riuscire a rispettarne il carattere in un’altra lingua. Talvolta bisogna forzare la mano e distorcere il testo in relazione alla capacità ricettiva di un pubblico culturalmente diverso. In pratica, si mutano le sembianze del messaggio per mantenerne invariata la natura”. Il traduttore è pertanto un filtro tra lo spettatore e l’autore, un mediatore che gioca con i livelli del film, abbassando o alzando i registri comico e drammatico per ricreare le condizioni necessarie aindurre una particolare emozione nello spettatore. “La traduzione è distorsione, spesso si fa l’errore di non capirlo e si traduce alla lettera. Pensiamo alla poesia: certi concetti che sono traduzioni dei moti dell’anima non hanno corrispondenti linguistici, perciò sta al traduttore renderli in qualche modo”.

Tempo e coscienza. Ottoni ha illustrato anche il suo personale metodo di lavoro ogni volta che deve doppiare un lavoro cinematografico: “La prima cosa che faccio è vedermi il film tante volte perché mi sia chiaro, poi faccio passare un po’ di tempo e lascio la coscienza a lavorarci. Oggi, però, si richiedono tempi troppo veloci per l’adattamento. Questo provoca semplificazioni che danneggiano la complessità dell’opera, minandone la pienezza del senso. Finisce così che lo spettatore introietta un messaggio degradato”. Una cattiva traduzione impoverisce la cultura, livella la conoscenza e perde inevitabilmente il suo carattere propedeutico.

(tratto dal Giornale d’Ateneo dell’Università di Pisa)

red(22/07/2009)
 
 
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