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La letteratura migrante

Intervista a Mihai Mircea Butcovan

La letteratura migrante, una realtà emergente in Italia. Lo scrittore Mihai Mircea Butcovan racconta la propria esperienza. Butcovan, poeta e narratore, è nato in Transilvania e dal 1991 vive in Italia, a Sesto San Giovanni. Vincitore di molti premi letterari, tra gli altri titoli ha pubblicato il romanzo Allunaggio di un immigrato innamorato, la raccolta di poesie Borgo Farfalla e molti racconti per antologie, giornali, quotidiani e riviste.

Puoi scaricare il testo completo dell’intervista

Oltre alla figura paterna, molto presente sia nei tuoi scritti che nei tuoi interventi, che altri legami hai con la Romania?

Con la Romania è rimasto un legame forte dato dalle mie prime radici. Sono nato in Transilvania e là ho trascorso la prima metà della mia vita. La memoria delle cose viste e sperimentate mi riporta spesso a quel periodo. Ci sono i rapporti affettivi con i sapori, gli odori, i suoni, i ritmi, i sogni e le emozioni della vita vissuta nel mio primo paese. E poi i volti, i nomi, le voci delle persone incontrate in vent’anni. E nella mia memoria romena sento anche voci in lingua ungherese, da quella prima esperienza di convivenza pacifica tra diversità culturali e di idioma. Ho imparato da mio padre che le differenze ci avrebbero arricchiti soltanto ascoltando con curiosità e voglia di imparare e ampliare i propri orizzonti. Dopo la sua scomparsa sono rimasti in Romania due sorelle, un fratello e tantissimi amici.
Spesso mi capita di incontrare, qui in Italia, connazionali romeni che mi chiedono, quasi ci fosse da dubitare, se le mie radici sono ancora in Romania. Le mie prime radici, ripeto, sono là. Ma io, da circa diciotto anni, sto crescendo altrove e devo fare i conti con questa “nuova” condizione esistenziale. Quindi è naturale che io abbia messo nuove radici anche qui in Italia. È da qui che guardo al passato, è qui che vivo il mio presente, da qui guardo al futuro.

Parliamo di Allunaggio di un immigrato innamorato. Qual è stato il punto di partenza per l'elaborazione di questo romanzo? Si può dire che il tuo vissuto da immigrato ha contribuito decisamente alla concezione di questo libro? In che misura la tua scrittura riflette le tue personali esperienze passate?

Allunaggio di un immigrato innamorato è un romanzo con parecchi spunti autobiografici, anche se il personaggio principale, romeno di nome Mihai, come me, non è da sovrapporre all’autore. Molti lettori hanno visto delle somiglianze. Mihai, l’imperfetto personaggio fidanzato con una militante leghista, è descritto dall’autore non certo come un modello da seguire. È proposto al lettore nella sua fragilità, con propri vizi e virtù, alle prese con i vizi e le virtù di questo pianeta Belpaese su cui è allunato. Mihai, come l’autore, è tuttavia capace di ironia e di autoironia. La storia d’amore tra Mihai e Daisy è soltanto un pretesto per affrontare riflessioni esistenziali di più ampio respiro, molte delle quali investono per forza di cose il migrante, colui che è allo stesso tempo emigrato per il paese d’origine e immigrato per il paese d’accoglienza. Infatti questo libro è stato preceduto da una raccolta di poesie intitolata Dal comunismo al consumismo, un percorso poetico ed esistenziale che mi sorprendeva sospeso, a un certo punto della mia vita, sull’altalena tra due estremi che ho sperimentato, alla ricerca di un equilibrio forse irraggiungibile, comunque da inseguire. La mia scrittura nasce, per dirla in modo agostiniano, da una - spero - sana inquietudine.

Ritieni che altri scrittori migranti abbiano avuto una qualche influenza su di te?

Prima di scrivere i libri che ho pubblicato avevo letto soltanto Io, venditore di elefanti di Pap Khouma. Lo avevo letto come storia raccolta da un giornalista italiano che l’ha proposta al lettore in modo commovente. Merito anche di Pap, dato che poi le sue doti di scrittore sono emerse insieme alla sua esemplare bravura. Ma gli scrittori “migranti” che mi hanno influenzato, la vita in generale e forse anche la scrittura, si chiamano Mircea Eliade, Emil Cioran, Panait Istrati e… Italo Calvino. Oggi leggo certamente molti autori migranti, molti sono diventati amici.

Molti scrittori, soprattutto agli esordi, hanno respinto l'espressione letteratura migrante perché essa potrebbe catalizzare l'idea di una produzione minore o di nicchia, nel porre l'accento più sul termine migrante che sul termine letteratura. Si può ipotizzare che la letteratura migrante sia ormai parte della letteratura italiana contemporanea?

Si tratta di un fenomeno letterario in pieno sviluppo perciò era importante a un certo punto nominarlo e circoscriverlo, non per isolarlo dal resto della letteratura, ma è un processo da analizzare e considerare nei suoi aspetti particolari e in un contesto che muta continuamente.
La dicitura “letteratura migrante” ha dato comunque il primo riconoscimento e la prima visibilità al fenomeno. Certo, è piuttosto grande il rischio che venga letto in chiave riduttiva ma questo non fermerà la produzione letteraria dei migranti. Potrebbe soltanto rallentarla e in un mondo veloce che abbisogna di lentezza, o almeno di rallentare, potrebbe essere l’occasione per curare di più la qualità. Chi maggiormente ha studiato questo fenomeno, sin dai suoi esordi, dovevano costruire una strada laddove ne mancava una.
È una letteratura che sta ridisegnando anche una nuova geografia della letteratura mondiale, quindi anche europea e l’Italia non può sottrarsi a questi movimenti che, insieme alle persone, investono tutte le sfere della società.
Come si evolverà la “letteratura della migrazione” nei prossimi anni? Dipende dallo spazio che avrà nella letteratura in generale. Ci saranno libri che verranno considerati come facenti parte della letteratura italiana a prescindere dal percorso dell’autore, molti degli autori “migranti” di oggi acquisiranno la cittadinanza italiana. E si dirà italo-togolese, italo-indiano, italo-albanese o italo-altrove, dove la componente italo- viene prima soltanto per una questione di assonanza. Oppure si dimenticherà del tutto la seconda parte, che poi è la prima nel percorso esistenziale dell’autore “migrante”.

Vera Horn10/03/2009
 
 
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