Icon Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
 
Ricerca nel sito
Corsi di italiano
Corsi di italiano
I corsi di italiano della prima generazione
Aree disciplinari del corso di laurea
Antichistica
Filosofia
Geografia
Letteratura
Lingua
Musica, Teatro e Cinema
Storia dell'arte
Storia e scienze sociali
Risorse in abbonamento
Biblioteca digitale
Museo virtuale
Enciclopedia
Materiali multimediali
Formazione
Forum
Ricerca utente

Archivio Arti e spettacoliArchivio GeneraleHome News

Letteratura e realtà

L’attività della Fondazione Renato Serra

Uno studio della critica letteraria Novecentesca, per promuovere approfondimenti e nuove ricerche. Il professor Marino Biondi presenta l’attività della Fondazione Renato Serra di Cesena e le difficoltà per l’impegno del critico in Italia.

È appena nato a Cesena il nuovo centro dedicato al grande critico letterario Renato Serra. Quali sono le sue caratteristiche e i suoi obiettivi?

A Cesena è stata costituita una Fondazione con l’obiettivo statutario di tenere viva una traccia di memoria del lavoro critico di Renato Serra, attraverso la pubblicazione di materiali e la promozione di iniziative culturali. In questi anni, con l’impegno di Ezio Raimondi, dell’Università di Bologna, e dei rappresentanti del Comune, della provincia di Bologna e della Biblioteca Malatestiana, la Fondazione ha seguito l’edizione di tre volumi. Di particolare importanza è stata la pubblicazione della Bibliografia generale su Renato Serra, 1909-2005, un testo curato da Dino Pieri che contiene 2400 voci di critica. Ma molto rilevanti sono stati i lavori di Cino Pedrelli, Pagine sparse per Renato Serra, e il testo che ho seguito personalmente con il bilancio critico sulla fortuna di Serra.

Si è parlato molto negli scorsi anni di crisi della critica letteraria, soprattutto qui in Italia. Qual è secondo lei il ruolo attuale della critica, sia accademica che militante?

Non è facile rispondere. In effetti la critica sta attraversando una profonda crisi, soprattutto in termini di “funzione”. I nuovi media tendono invece ad annientare il ruolo del critico, dato che non c’è bisogno di un filtro critico. Il filtro è quasi unicamente quello del mercato. Nell’ambito della proposta culturale la critica letteraria è fragile e c’è la necessità di costruirsi una “attrezzatura” più solida, che porti a considerare non solo i testi. Chiedendosi quale sia oggi il ruolo del critico letterario, ci si rende conto di come occorra una critica capace di esprimersi su ambiti più ampi, che non sia solo letteraria, ma che possa comprendere anche settori diversi, come quello storico o sociale. La “critica letteraria” deve essere “critica della realtà”, che deriva dalla lettura dei libri e, appunto, del reale. Serve qualità, professionalità e capacità comparative. In questo senso Claudio Magris rappresenta un esempio, per la sua espressione con un linguaggio elevato ma comprensibile e per le sue competenze di storico, critico, viaggiatore e comparatista.

Come vede il rapporto fra la cultura 'alta' e i mass media, in particolare internet?

Poniamo una premessa: la cultura alta umanistica deve comunque essere in grado di comunicare. Nel campo scientifico la situazione è diversa, dato che siamo in presenza di un linguaggio specifico. Che non arriva. È una cultura lontana per difficoltà tecnica. L’alta cultura umanistica può invece “parlare” a tutti, anche se necessita attenzione e di un maggior silenzio. Ed è proprio il rumore dei media a rendere più difficile questo dialogo.
Se si guarda al passato possiamo considerare come i “grandi” libri, in particolare nell’Ottocento, siano stati libri popolari. Nel nuovo secolo lo studioso dovrebbe riconoscersi anche il compito deontologico di divulgare, superando l’attuale modello. Costruito con l’idea di una critica che vive di per sé. Un superamento necessario, anche per l’affermarsi della “rete”: senza basi solide Internet rappresenta un thesaurus confuso e ingannevole.

Quali suggerimenti darebbe per diffondere la letteratura italiana all'estero, tenendo conto delle sempre più ridotte risorse e, viceversa, del buon interesse manifestato da molti giovani stranieri verso la nostra cultura?

I dipartimenti di studi italiani in America danno spazio alla nostra letteratura, anche se il maggior interesse è rivolto alla storia dell’arte figurativa. Dobbiamo tener conto di due difficoltà, di ordine diverso. Da un lato chi lavora all’estero vede spesso l’università italiana come “matrigna”. Dall’altro la “grande” letteratura italiana resta quella dei secoli più lontani. Dante, Petrarca, Machiavelli, mentre il nostro Novecento non regge il confronto. La cultura italiana paga la limitata diffusione della nostra lingua e una certa “provincialità” degli autori, spesso legati a modelli intimisti o autobiografici.

Archivio Arti e spettacoliArchivio GeneraleHome News

Reg. Tribunale di Milano n. 739 del 28 dicembre 2002

Direttore responsabile: Marco Gasperetti
Caporedattore: Michelangelo Betti
Grafica: Andrea Grande

Collaboratori: Italia | Estero

Vuoi identificarti?
Utente
Password
Hai dimenticato la password?

Registrati
Potrai accedere alla Biblioteca e partecipare ai Forum!

Clicca qui!

Newsletter
Per ricevere le notizie di ICoN lascia la tua
e-mail

Rapporti internazionali
Partner didattici


Icon tools
Invia a un amico questa pagina
Fai di questa pagina la tua home page
Stampa questa pagina
Copyright © 2000-2016 Consorzio ICoN - Italian Culture on the Net - p.i. 01478280504
Sede legale: Lungarno Pacinotti 43, 56126 Pisa - Sede amministrativa: Piazza dei Facchini 10, 56125 Pisa
Iscrizione al Registro delle imprese di Pisa: PI-130559