Il termine Neo-Impressionismo comparve per la prima volta nei resoconti e negli studi del critico francese Félix Féneon, per descrivere il complesso sistema di studi teorici e di progressi artistici condotti intorno al 1884 dai due pittori francesi Seurat e Signac, seguiti da Pissarro e Cross, ovvero da quell’influente movimento conosciuto anche come Pointillisme.

Tuttavia, il Neo-Impressionismo non va considerato come un fenomeno circoscritto ad un esiguo gruppo di autori, bensì come una diffusa reazione all’Impressionismo, che toccò trasversalmente, per periodi più o meno lunghi, pittori come Van Gogh, Cézanne, Rousseau il Doganiere, Toulouse-Lautrec, Gauguin ed il gruppo dei Nabis.

Proprio in nome di questa reazione, il Neo-Impressionismo ristabilì quel complesso di regole e disciplina che l’Impressionismo aveva tanto faticosamente abbattuto. Caratteristici del movimento saranno infatti il progressivo allontanamento dalla pittura "dal vero", la semplificazione delle composizioni in virtù di un nuovo rigorismo e infine l’utilizzo dell’elemento cromatico in chiave simbolica, non più volto a tradurre le innumerevoli vibrazioni emozionali, ma a conferire all’opera una solennità ieratica.

Il carattere improvvisativo tipico del periodo impressionista lasciò quindi il posto ad una profonda meditazione tecnica, che alternava gli appunti presi all’aria aperta con delle lunghe sedute in atelier. Contrariamente ai dettami dell’emotività impressionista, il colore veniva ricondotto a schemi più tradizionali e chiuso in contorni fortemente delineati. L’elemento sentimentale dell’esperienza individuale ed il valore istantaneo dell’impressione venivano sostituiti da un sostanziale empirismo e sottomessi a regole precise, volte ad ottenere dalla tela un alto livello di precisione ottica.

Gli artisti senza dubbio più vicini a questo tipo di concezione furono i seguaci del Pointillisme (1881-1891), ovvero Seurat, Signac e Cross. George Seurat fu il capostipite, nonché l’inventore di quella caratteristica pittura a piccoli punti di colore a secco che tanto caratterizzerà il movimento. La sua opera più importante, Un pomeriggio nell’isola della Grande Jatte, (1884, Art Institute, Chicago), venne eletta a manifesto del Pointillisme, grazie alla razionale composizione delle figure, memore del rigore di Piero della Francesca, ed alla minuziosa mescolanza cromatica.

Paul Signac, dopo la morte di Seurat (1891), divenne il più importante promotore della nuova tendenza artistica e continuò, tra il 1887 ed il 1895, a diffondere le scoperte scientifiche del capogruppo, sia attraverso quadri (Costa Azzurra, 1889, Gemeentemuseum, L’Aia) sia attraverso scritti teorici.

Come Signac, anche Henri-Edmond Cross partecipò al Salon des Indépendants del 1884, ma approdò al Neo-Impressionismo tramite la sua passione per il realismo, interpretando gli stilemi con maggiore libertà ed autonomia.

Il carattere innovativo di questo tipo di pittura e l’intensa elaborazione teorica che lo accompagnava attrassero l’attenzione di molti contemporanei, tra cui Vincent Van Gogh, che nel suo periodo parigino (1886-1888) venne in contatto con Camille Pissarro e conobbe Signac. L’artista olandese improntò le sue opere del periodo ad una sintesi tra la lezione neo-impressionista (soprattutto nella "costruzione" cromatica e nel rigore della composizione), e le suggestioni derivate della pittura giapponese. Sintomatico, in questo senso, il Ritratto di Père Tanguy (1887, Musée Rodin, Parigi).

In quest’arco di tempo Van Gogh strinse rapporti con altri pittori interessati alla sperimentazione post-impressionista, tra cui Henri de Toulouse-Lautrec, che si avvicinò al Pointillisme in alcuni ritratti femminili, come quello della madre (La Comtesse Alphonse, 1886, Musée Toulouse-Lautrec, Albi).

Nell’attività di promozione del movimento, Signac si imbatté anche in Henri Rousseau, e lo coinvolse nel Salone degli Indipendenti del 1886. Scelta comprensibile, in quanto il "Doganiere" durante tutto il suo percorso artistico, si era sempre tenuto lontano dall’emotività e dall’istantaneità impressionista, dimostrando una netta propensione per una composizione nitida, quasi classicista e pervasa da un forte simbolismo, che ricordava molto da vicino le scelte del nuovo gruppo (L’incantatrice di serpenti, 1907, Jeu-de-paume, Parigi).

Grazie alla figura di Pissarro, perfetto tramite tra il vecchio ed il nuovo linguaggio, anche Paul Cézanne si spostò, già dal 1880, verso posizioni stilistiche lontane dall’Impressionismo. Spinto dal maestro e dalla frequentazione di Van Gogh, Cézanne si dedicò a sempre più intense sperimentazioni cromatiche e costruttive, che culminarono nel periodo di Aix (1883-87), in cui il pittore consolidò un linguaggio essenziale e sintetico, fatto di composizioni sempre più rigide e di un uso del colore saldo e ben modellato, volto a descrivere "l’eternità" della natura (Grande Bagnante, 1885-7, MoMA, New York).

Attraverso Van Gogh un altro pittore stanco dell’Impressionismo abbracciava negli stessi anni gli stilemi tipici del Neo-Impressionismo: Paul Gauguin. La stessa tecnica del cloisonnisme (pittura per "compartimenti", ben distinta tra disegno e campi di colore), che ricordava l’arte giapponese, altro non era se non una disperata reazione alla frammentazione emotiva del colore degli impressionisti (La visione dopo il sermone, 1888, National Gallery, Edimburgo).

Dopo la sua morte (1903), l’influenza di Gauguin si estese fino al gruppo dei Nabis, (in ebraico "profeti"). Il numeroso gruppo - di cui ricorderemo Maurice Denis, Paul Sérusier, Edouard Vuillard, Pierre Bonnard e Félix Vallotton - elaborò tra il 1891 ed il 1900 lo stile in "compartimenti" e la composizione "sintetica" tipiche del maestro, accentuando le componenti esoteriche e le influenze della pittura giapponese. Il carattere iniziatico dell’associazione portò i Nabis verso posizioni spiritualiste ("l’arte è la santificazione della natura").