Gustave Courbet (1819 - 1877) dal 1839 si dedicò alla pittura e affrontò sin dall’inizio diversi generi pittorici, pur manifestando una predilezione per i ritratti. Un viaggio nei Paesi Bassi nel 1847 ampliò la sua conoscenza delle opere di Rembrandt e lo spinse a cercare una propria strada nel realismo. Nel 1847 iniziò due capolavori, il Funerale ad Ornans (1850) e gli Spaccapietre (1850) che suscitarono una violenta reazione nella critica per i soggetti scelti, ma soprattutto per la crudezza, la veridicità e il realismo della composizione.

Aderì ai moti del '48 e ai principi del socialismo.

Il rifiuto rivolto dalla giuria alla grande tela l’Atelier del pittore, allegoria reale di una fase della mia vita artistica, durata sette anni, preparata per l’Esposizione universale di Parigi del 1855, lo spinse ad allestire una baracca nei pressi del Salon e a chiamarla, polemicamente, "Padiglione del Realismo". Qui espose circa 40 opere e ne pubblicò il catalogo in cui è contenuto un vero e proprio Manifesto del realismo. Da quel momento in poi le sue opere continuarono a destare scandalo, in particolar modo i suoi nudi furono spesso giudicati indecenti (le Bagnanti, 1853, fino al polemico L’origine del mondo, 1866).

Compì numerosi viaggi in Francia e Germania. Particolarmente in Normandia e a Montpellier ebbe modo di studiare il mare e la sua luce, dando vita a bellissimi dipinti (tra cui la serie delle Onde, intorno al 1869), ma tra i suoi soggetti sono presenti anche numerose scene di caccia, foreste, vedute alpine. Altri temi prediletti furono i nudi femminili (i più noti si collocano tra il 1864 e il 1870), i ritratti e le nature morte.

Frequentò Corot e l’ambiente di Barbizon senza tuttavia stabilirvisi.

Una mostra personale nel 1867 ne confermò la fama prima delle accuse conseguenti al crollo della Comune nel 1870 che lo portarono all’incarcerazione e poi all’esilio volontario in Svizzera.