Jean-Baptiste-Camille Corot (Parigi 1796 – 1875) sin dall’inizio della sua formazione fu indirizzato verso la pittura dal vero e verso lo studio dei paesaggi "storici" di gusto neoclassico. Egli completò la propria formazione con tre anni (1825-28) trascorsi a Roma. Qui, trascurando totalmente lo studio dei classici del Rinascimento, si esercitò principalmente nella pittura en plein air, dando vita a numerosi bozzetti e studi di alta qualità. Oltre ai paesaggi è da ricordare una nutrita serie di autoritratti.

Al ritorno da Roma seguì una lunga serie di viaggi attraverso le province francesi, la Svizzera, i Paesi Bassi e Londra. Dal 1835 iniziò a frequentare assiduamente Barbizon, dove già era stato prima del 1825. Qui riprese l’abitudine acquisita in Italia a dipingere all’aperto, in gruppo, spesso in compagnia degli stessi artisti francesi incontrati a Roma. Gli scorci prediletti riguardavano angoli selvaggi e incolti, accidentati, irregolari.

La sua pittura mantenne sempre una certa distanza dai più giovani pittori della Scuola di Barbizon, sia per il suo legame con la cultura neoclassica, sia grazie ai continui viaggi che lo rendevano autonomo da quell’ambiente.

Corot tornò in Italia altre due volte. Nel 1834 risiedette principalmente a Volterra (dove eseguì due vedute dal vero di eccezionali dimensioni), a Firenze e soprattutto a Venezia. Nel 1843, spinto dal bisogno di studiare la variazione tonale del colore nella luce, tornò un’ultima volta a Roma.

A partire dal terzo viaggio in Italia, l’attenzione di Corot si spostò dal paesaggio alla figura umana, per concentrarsi su ritratti femminili.

Il lavoro en plein air portava alla creazione di bozzetti (da conservare appesi nello studio) o ad opere finite che, per il loro valore affettivo e di ricordo, non erano destinate alla vendita ed erano suscettibili di continue rielaborazioni. Questi studi erano infatti utilizzati per la composizione di paesaggi mitologici ed idilliaci, popolati di ninfe, che costituiranno la sua produzione più nota e diffusa: erano queste le opere che Corot giudicava adatte ad essere inviate ai salon o poste sul mercato.