Palmiro Togliatti (1893-1964), nato da una famiglia della piccola borghesia piemontese, conobbe Gramsci all'Università di Torino (dove si laureò in Giurisprudenza) e il 1 maggio 1919 diede vita, con Antonio Gramsci,  Umberto Terracini e Angelo Tasca, al periodico "L'Ordine Nuovo". Inizialmente socialista, Togliatti fu, insieme ad altri scissionisti (guidati da Amedeo Bordiga), fra i fondatori del Partito comunista d'Italia nel corso del Congresso di Livorno (1921). Nel 1924 fu eletto Segretario del partito. Il Pcd'I si richiamava alle tesi leniniste e alla Rivoluzione d'Ottobre del 1917.

Minacciato dal regime fascista, che aveva determinato l'arresto di molti comunisti (fra cui Gramsci), Togliatti dovette fuggire all'estero, da dove guidò comunque il PcI, rivestendo cariche importanti nell'Internazionale comunista (fu membro dell'Esecutivo e partecipò anche alla guerra di Spagna). Lukàcs lo definì "Il più grande tattico della Terza Internazionale".

Durante il Secondo conflitto mondiale Togliatti fu in Russia, fino al rientro in Italia (1944), quando propose la cosiddetta "svolta di Salerno", cioè una politica di unità nazionale che comprendeva anche i monarchici di Badoglio e i liberali di Benedetto Croce, con lo scopo primario di organizzare la Resistenza e la liberazione dell'Italia dai fascisti e dai tedeschi. Nel Secondo dopoguerra partecipò da protagonista ai lavori dell'Assemblea Costituente e fu anche ministro della Giustizia, fino all'esclusione dei comunisti e dei socialisti dal governo operata da Alcide De Gasperi nel 1947. Passato all'opposizione, dopo la sconfitta del Fronte Popolare il 18 aprile del 1948, Togliatti guidò l'opposizione ai governi "centristi" della Democrazia cristiana, ma prese le distanze dall'opzione rivoluzionaria, per proporre invece una "via italiana al socialismo". Si racconta che anche nei minuti che seguirono il grave attentato in cui rimase ferito alla testa (nel luglio 1948) Togliatti raccomandase ai suoi compagni di "mantenere la calma".

In anni assai delicati, come quelli della "guerra fredda", Togliatti intese guidare il Partito comunista verso una politica di "democrazia progressiva", in cui l'ascesa del proletariato potesse essere attuata seguendo una strada diversa da quella leninista. Egli intese garantire il potere alla classe operaia attraverso le istituzioni democratiche. Questa strategia realmente innovativa trovò il suo ostacolo più fermo in ambito internazionale, dato che la centralizzazione staliniana del movimento comunista europeo non consentiva un'alternativa democratica allo Stato borghese.

Tra le sue Opere (sono stati pubblicati per ora 5 volumi, presso gli Editori Riuniti di Roma, 1972-1984, comprendenti scritti dal 1917 al 1955) vanno almeno citati i Discorsi agli italiani e la Politica comunista (entrambi del 1945), Per la salvezza del nostro paese (1946) e Problemi del movimento operaio internazionale (1962), La formazione del gruppo dirigente del Partito Comunista Italiano nel 1923-1924 (1963).