Alcide De Gasperi (1881-1954) si impegnò inizialmente nella lotta irredentistica. Diresse la "Voce cattolica" e, successivamente, "Il Trentino". Nel 1904 fu arrestato dalle autorità austriache per i disordini di Innsbruck. Nel 1911 venne eletto deputato al Parlamento austriaco. Nel corso del Primo conflitto mondiale si adoperò strenuamente per difendere i diritti dei Trentini, proclamando la volontà d'annessione delle popolazioni irredente all'Italia. Passato il Trentino all'Italia, De Gasperi divenne deputato del Partito popolare italiano nel 1921. Nel 1923 subentrò come segretario al posto di don Luigi Sturzo. Fu tra gli oppositori acerrimi del fascismo e perciò venne incarcerato (e il partito fu sciolto nel 1926). Durante il Secondo conflitto mondiale De Gasperi ricostituì il Partito popolare, cui diede il nome di Democrazia cristiana.

De Gasperi fu nel 1943 membro del Comitato di Liberazione Nazionale. Partecipò ai governi di Bonomi e Parri (1944 e 1945) come ministro degli Esteri; quindi ottenne il governo nel 1945 e lo mantenne con il passaggio dalla monarchia alla Repubblica (1946). Nel suo governo confluirono democristiani, socialisti, comunisti e repubblicani. De Gasperi rimase presidente del Consiglio dal 1945 al 1953, ma, approfittando della scissione del Partito socialista (1947), ruppe con le sinistre, costituendo un ministero democristiano. Nelle elezioni del 1948 i socialisti e i comunisti furono battuti dal fronte democristiano, che vinse avvantaggiandosi della paura del comunismo e grazie all'appoggio della Chiesa.

In politica estera De Gasperi difese i diritti dell'Italia nelle conferenze di Londra e di Parigi, lavorando per inserire l'Italia nella comunità occidentale. Abbandonò poi la presidenza del Consiglio, assumendo immediatamente la segreteria della Democrazia cristiana.

Tra le sue opere, vanno citate almeno Le direttive politico-religiose del Centro germanico (1928), Lettere dalla prigione (1927-1928) (1955) e I cattolici trentini sotto l'Austria. Antologia degli scritti dal 1902 al 1915 con i discorsi al Parlamento austriaco (1964).