Vilfredo Pareto, economista e sociologo italiano (Parigi 1848-Céligny, Ginevra 1923). Si laureò in matematica e fisica a Torino e, nel 1870, divenne ingegnere presso il politecnico. Dopo aver lavorato in alcune società ferroviarie e siderurgiche, partecipando attivamente alla battaglia liberista contro il protezionismo, nel 1894 succedette a Walras nella cattedra di economia politica a Losanna. Sostenitore del libero scambio e difensore delle nuove teorie incentrate sulla formalizzazione matematica dell’equilibrio generale, espose le sue teorie economiche nel Corso di economia politica (1897) e nel Manuale di economia politica (1906). In queste due opere Pareto sottolinea la necessità di applicare all’economia e alla sociologia il modo di procedere tipico delle scienze sperimentali, quello delle “approssimazioni successive”, esigenza che trova il suo compimento teorico nell’affermazione della “mutua dipendenza” dei fenomeni sociali. Il tema centrale delle due opere è quello della distribuzione della ricchezza. La distribuzione della ricchezza obbedisce secondo Pareto a una legge generale in base alla quale, in ogni paese, a prescindere dal tipo di governo e dalle epoche storiche, i redditi, ovvero la ricchezza, si distribuiscono in un modo raffigurabile schematicamente come una trottola con la punta rivolta verso l’alto: all’apice si trova una ristretta élite che possiede la maggior parte della ricchezza; mentre, all’estremo inferiore c’è la fascia povera della società; la “pancia” della trottola corrisponde infine alla larga fascia centrale della popolazione di media ricchezza.
L’economia rappresenta per Pareto la scienza che ha per oggetto le azioni logiche (razionali) degli uomini, ovvero quelle azioni in cui essi scelgono i mezzi adeguati al raggiungimento di un fine desiderato, mentre le azioni non logiche sono quelle in cui la connessione razionale tra mezzi e fini è inesistente. Il Trattato di sociologia generale, la sua opera più importante, pubblicata nel 1916, riposa proprio sulla distinzione tra azioni logiche e azioni non logiche. Ciascun soggetto è mosso dai suoi fini (“gusti”) e agisce in un ambito determinato dalle disponibilità di beni o dalla tecnologia (“ostacoli”). Lo scopo dell’analisi economica, per Pareto, è quello di descrivere le condizioni dell’equilibrio finale tra questi due tipi di fattori. Mentre le azioni logiche costituiscono l’ambito d’interesse dell’economia, quelle non logiche sono l’oggetto d’indagine della sociologia; l’obiettivo principale della sociologia è quello di spiegare scientificamente la ragion d’essere delle azioni non logiche e di studiare la loro incidenza sul funzionamento e sul mutamento delle società. L’analisi di Pareto si propone di individuare le condizioni che garantiscono l’equilibrio del sistema sociale. Essa prende le mosse dallo studio delle “teorie”, intese come sistemi di credenze associate alle azioni. Nella sociologia, per Pareto, non sono tanto importanti le teorie logico-sperimentali che riflettono fedelmente le azioni logiche, quanto le teorie che corrispondono alle azioni non logiche. Tali teorie, per quanto logicamente false, svolgono un ruolo di primo piano nella dinamica sociale, proprio perché hanno a che fare con le componenti non scientifiche che dominano il comportamento umano. In questo tipo di teorie si possono distinguere le cosiddette “derivazioni”, una sorta di argomentazioni con cui gli uomini tentano di razionalizzare a posteriori i loro istinti e sentimenti, e i “residui”, che sono “manifestazioni di sentimenti”. Proprio la teoria della distribuzione della ricchezza schematizzata nella trottola, o teoria della circolazione delle élites, rappresenta l’applicazione più famosa di questo apparato teorico. La stratificazione della società esemplificata nella figura della trottola non è, per Pareto, il prodotto di forze economiche o di speciali capacità organizzative, ma è fondata sulla natura degli uomini: l’ineguaglianza sociale è dunque determinata dal possesso o meno di qualità psicologiche che fanno sì che certi uomini cerchino ed ottengano l’egemonia (la punta della trottola) e che altri debbano necessariamente subirla. In particolare va sottolineato che la nozione di “derivazioni” assume un significato analogo alla nozione marxista di “ideologia”, intesa, in senso negativo, come sovrastruttura, mistificazione della realtà operata a danno delle classi oppresse: essendo infatti razionalizzazioni di sentimenti, le “derivazioni” fungono da strumenti persuasivi a scopo di dominio.