Antonio Labriola nacque a San Gennaro, nei pressi di Cassino, nel 1843 e studiò all'università di Napoli dove fu allievo di Bertrando Spaventa. Dal 1871 fu libero docente di Filosofia della storia e poi dal 1874 professore straordinario di Filosofia morale e Pedagogia all'università di Roma dove rimase sino alla morte, avvenuta nel 1904.

La formazione di Labriola, dapprima influenzata dalle posizioni hegeliane di Spaventa, lo trovò poi attento seguace dell'herbartismo e finalmente, dopo questa fase positivistica, approdò, nella maturità, al marxismo. Di questa ideologia Labriola fu un importante studioso capace di dialogare con i più importanti nomi del socialismo europeo. Da ricordare in questo senso gli scambi epistolari con Engels e con Kautsky. Labriola compì un grande sforzo per impiantare il marxismo in Italia e portarlo a conoscenza del movimento socialista. Le sue posizioni si vennero a delineare, per ciò che concerne il dibattito sulla crisi del marxismo di fine Ottocento, in contrasto con quelle del revisionismo, contro il kantismo e le interpretazioni positivistiche.

Labriola propugnò anche da militante un socialismo che proponeva un nuovo slancio interpretativo adeguato ai cambiamenti avvenuti negli ultimi anni. Egli non cedette al revisionismo di Bernstein, ma a questi non oppose un ritorno ai princìpi (come nel caso di Plechanov), quanto piuttosto un nuovo modo di interrogarsi e riflettere, dando risposte nuove a nuove domande. Ripercorrendo la sua vicenda, Labriola scriveva a Engels: "In gioventù ho assistito al rifiorire napoletano dell'hegelismo. Per molto tempo restai indeciso tra glottologia e filosofia. Quando venni a Roma come professore ero un socialista non cosciente ed un avversario dichiarato dell'individualismo unicamente per motivi astratti. Studiai poi diritto pubblico, diritto amministrativo ed economia politica, e, fra il 1879 ed il 1880, mi ero già quasi completamente convertito alla concezione socialista, ma più per la concezione generale della storia che per impulso interno di una fattiva convinzione personale. Un avvicinamento lento e continuo ai problemi reali della vita, il disgusto per la corruzione politica, il contatto con gli operai hanno poi a poco a poco trasformato il socialista scientifico in abstracto in vero socialdemocratico."

Tra le opere principali sono da ricordare In memoria del "Manifesto dei comunisti" (1895), rivisto alla luce della crisi attraversata dal capitalismo ottocentesco, secondo una lettura che da una parte ripercorre nella storia le dottrine e l'ideologia che hanno portato alla creazione del manifesto stesso e dall'altra invece riflette sulle nuove interpretazioni del marxismo in accordo con gli ultimi scritti engelsiani. In Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare (1896), Labriola tenta di allargare gli orizzonti filosofici della interdipendenza tra struttura e sovrastruttura, affermando l'importanza del fattore sociale e di quello psicologico oltre che di quello economico (sorta di anticipazione del pensiero gramsciano). Inoltre Labriola scrive Discorrendo di socialismo e di filosofia (1898), volume che presenta dodici lettere dirette a Sorel, lettere che mettono in discussione, criticandola, la supposta validità del concetto di evoluzione per quanto concerne un'interpretazione darwinistica del cammino umano.

Benedetto Croce che fu allievo di Spaventa curò l'edizione del volume, pubblicato postumo, Da un secolo all'altro (del 1900-1). In questo testo Labriola proponeva la tesi secondo cui la rivoluzione proletaria sarebbe possibile solo dopo che il capitalismo si fosse sviluppato in pieno raggiungendo la sua maturità. Labriola riteneva in questo senso necessaria anche l'avventura coloniale italiana che ai suoi occhi rappresentava il compimento della fase capitalistica.