Gaetano Salvemini (1873-1957), di umili origini, fu storico, saggista, giornalista, e uno dei maggiori protagonisti della vita politica e intellettuale dell'Italia a cavallo tra Otto e Novecento. Allievo di Pasquale Villari, diventò professore di Storia moderna all'Università di Messina, carriera proseguita a Pisa e Firenze. In questo periodo diede alle stampe alcune tra le sue opere maggiori, fra cui Magnati e popolani nel comune di Firenze dal 1280 al 1296 (1896), in cui per la prima volta in Italia riflessioni di carattere sociologico investivano proficuamente la medievistica. Nei primi anni del XX secolo diede alla luce opere dedicate a altri periodi storici: oltre al discusso Mazzini (1905), ricordiamo La rivoluzione francese (1906), a lungo unico contributo italiano di spessore alla storia del Settecento francese. Aderì al Partito socialista, distinguendosi per la sua ferma opposizione al governo Giolitti, personaggio che egli definì polemicamente Il ministro della mala vita (1910). Fu contro la guerra in Libia e contro il "protezionismo operaio" settentrionale attuato dal suo stesso partito. Salvemini, infatti, teneva particolarmente alla trascurata questione meridionale. Per quasi un decennio fu condirettore de "L'Unità". Partecipò volontario alla Prima guerra mondiale e, nel 1919, fu eletto deputato. Iniziò la sua radicale opposizione al fascismo, che, con la fondazione nel 1925 del giornale "Non mollare", gli costò l'esilio in Francia, in Inghilterra e negli USA, di cui divenne cittadino e in cui, dal 1933, insegnò Storia della civiltà italiana alla Harvard University. Dall'estero proseguì ininterrottamente la sua attività di opposizione al fascismo in scritti come The fascist dictatorship in Italy (1928), Mussolini diplomate (1932), Under the axe of fascism (1936). Ritornò in Italia nel 1948. Nel 1955 gli fu conferito il premio Feltrinelli per la storia. È in quest'ultimo periodo della sua vita che compose gli Scritti sulla questione meridionale (1955).