Con il termine "Simbolismo" si intende, più che una corrente pittorica vera e propria, un clima culturale che, affermatosi soprattutto in Francia a partire dal 1885 circa, affonda le sue radici nei decenni precedenti. Manifestatosi come reazione al naturalismo radicale degli impressionisti, il fenomeno è estremamente ampio (anche geograficamente) e variegato, e alla sua nascita contribuirono in maniera fondamentale le suggestioni letterarie delle poesie di Stéphane Mallarmé e, più indietro nel tempo, quelle di Charles Baudelaire.
Quest'ultimo, nella lirica Correspondances del 1857, aveva cantato le sotterranee assonanze tra suoni, colori e odori, esprimendo l'insoddisfazione per l'inefficacia degli strumenti di conoscenza offerti dal Positivismo imperante di metà Ottocento. La ricerca delle relazioni profonde e misteriose che legano il mondo delle cose visibili e tangibili a quello delle idee, a cui si può accedere solo per intuizione, è espresso nelle parole di Gustave Moreau: "Credo solo a ciò che non vedo e unicamente a ciò che sento". Già in dipinti databili alla metà degli anni Sessanta come Edipo e la Sfinge (New York, Metropolitan Museum) Moreau aveva anticipato quella fascinazione per il tema mitologico, il visionario e il sontuoso, che avrebbe caratterizzato l'opera di Odilon Redon, uno dei più tipici esponenti del Simbolismo, per quella sottile analisi delle segrete analogie e dei labili confini tra reale e irreale capace di conferire mistero persino a una natura morta (Vaso di fiori, 1912, Parigi, Musée d'Orsay). Lo stesso Moreau era ricordato nel romanzo A rebours di Joris-Karl Huysman (1894), opera chiave del decadentismo letterario, a cui il Simbolismo pittorico era strettamente legato (esemplare, in questo senso, l'opera di James Abbot Whistler).
Un altro letterato, Jean Moréas, pubblicò nel 1886 il primo manifesto del Simbolismo, e fondamentali per la diffusione delle nuove idee furono le riviste (che trattavano sia di letteratura che di arte plastica), come "La Pléiade" (trasformatasi poi in "Le Mercure de France"). Nel 1891, il critico Albert Aurier si richiamò ancora alle Correspondances baudeleriane per definire la nuova pittura, che doveva essere "simbolista", "sintetista", "soggettiva" e "decorativa". I dipinti di Paul Gauguin, con le loro stesure piatte di colore, secondo la tecnica detta cloisonnisme, e le composizioni semplificate, tipiche del nascente primitivismo, rappresentavano la realizzazione di questi ideali. Gli artisti che avevano lavorato accanto al maestro nella località bretone di Pont Aven, prima che Gauguin partisse per i mari del Sud, si riunirono in gruppo definendosi Nabis (in ebraico "profeti"). Tra loro era Maurice Denis, pittore, decoratore, illustratore di temi letterari e teorico del gruppo, che in opere come Le Muse (1893; Parigi, Musée d'Orsay) definì forme stilizzate e bidimensionali attraverso l'uso di una linea sinuosa ed elegantissima, vicina agli arabeschi tipici dell'Art Nouveau.
Importanti centri di elaborazioni di tematiche simboliste furono sia il Belgio (con le rarefatte, atemporali visioni di Fernand Khnopff e le visioni fantastiche e allucinate di James Ensor), che l'Inghilterra (dove già i Preraffaelliti avevano operato un deciso distacco dal realismo in favore di una pittura "ideista"). Fondamentali sono poi gli apporti dell'area mitteleuropea, con le inquietanti allegorie di Ferdinand Hodler, le composizioni mitologiche di Arnold Böcklin e il decorativismo "neobizantino" di Gustav Klimt, uno dei fondatori della Secessione di Vienna. Alle suggestioni di marca classicista del Simbolismo di area tedesca è in parte ricollegabile anche l'opera dell'italiano Giulio Aristide Sartorio, estranea al divisionismo-simbolista di Giovanni Segantini, Gaetano Previati e Giuseppe Pellizza da Volpedo.