Visione classicistica

Il classicismo è il complesso delle teorie e delle manifestazioni artistiche e letterarie ispirate consapevolmente all'esempio dei classici greci e latini, assunti a modelli ideali. Il concetto di classicismo si considera distinto da quello di classico in quanto rappresenta una serie di manifestazioni ispirate consapevolmente all'arte classica come modello ideale, ma fuori dalla sua esperienza diretta ed originale. Linguisticamente classicismo indica l'intenzione di dare alle proprie creazioni (letterarie, artistiche) e al proprio ambiente un'impronta classica e, in senso più stretto, l'imitazione a tal fine dell'antichità classica. Il classicismo si fece dominante durante il Rinascimento, quando dai classici si trassero i canoni poetici ed artistici che determinarono tutta la produzione letteraria ed artistica. Il Rinascimento, nel fervore della sua ammirazione per Roma e la sua civiltà, volle ignorare di proposito ogni forma di poesia e d'arte che non si uniformasse severamente agli esempi antichi; ma all'autorità dei modelli latini aggiunse quelli dei greci allora scoperti e studiati nella lingua originale. Questo periodo di rigoroso classicismo in Italia si può suddividere in due fasi: una prima fase quella umanistica (1400) e una seconda fase, più propriamente rinascimentale (1500).

L'umanesimo è l'epoca della rinascita dell'interesse per l'antichità, della riscoperta dei classici e della filologia, degli studia humanitatis e dell'imitazione. Il classicismo del 1400 cerca nel mondo classico un modello ideale da cui trarre stimolo e una guida sicura per pensare ed operare. Nel Rinascimento si ricercarono le leggi di quell'arte perché servissero come norma per realizzare una nuova arte moderna altrettanto perfetta. Questo classicismo che inizialmente permetteva una grande libertà creativa si irrigidì poi in regole e schemi angusti e soffocanti, fino a degenerare in pedissequa imitazione dell'antico, assunse forme artificiose non più aderenti allo spirito dell'epoca e abusò della mitologia; così da diventare sinonimo di retorico, accademico e reazionario. Col sorgere della poetica barocca il classicismo continuò come libero studio e amore dei classici con punte di rinnovato fervore nell'Arcadia e nel neoclassicismo. Già negli ultimi decenni del 1700 le scoperte archeologiche di Pompei ed Ercolano (statue, affreschi, mosaici, pitture vascolari, monili, suppellettili lavorate) avevano sollecitato la curiosità e l'ammirazione per le forme dell'arte classica. Un classicismo archeologico si era già diffuso all'interno della letteratura tardo-arcadica nella predilezione per argomenti mitologici, ma anche nel gusto per raffigurazioni linearmente nitide ed armoniose, dal forte rilievo visivo, come nei cammei; a esse si aggiungeva la morbidezza erotica e manierata del gusto alessandrino degli affreschi e dei mosaici antichi, che trovano rispondenza nella galanteria arcadica. Alle scoperte archeologiche si aggiunsero gli studi di arte classica che suscitarono un vagheggiamento della civiltà e delle bellezze antiche. A questo proposito le teorie dell'archeologo tedesco Johann Joachim Winckelmann  (1717-1768) fornirono all'estetica neoclassica i principi fondamentali: l'arte e la letteratura devono mirare al bello ideale, cioè trasfigurare la realtà contingente in forme perfette, come quelle che offriva l'arte classica, in cui non vi sia nulla di eccessivo, scomposto o grezzo. A questo modo di guardare all'antico si aggiunse poi il classicismo rivoluzionario. I protagonisti della Rivoluzione francese vedevano in Atene, Sparta, Roma un modello di vita repubblicana libera e virtuosa. Questo classicismo rivoluzionario si trasforma nell'età napoleonica in classicismo imperiale, il quale tende ad assimilare il regime napoleonico alle forme imperiali romane. Questo gusto si manifesta nella pittura e nella scultura ufficiali, come nella letteratura intesa a celebrare i fasti del regime. Il classicismo ebbe una grande importanza negli studi di antichità e soprattutto di archeologia. Il classicismo rinascimentale ha infatti avuto il merito di riscoprire il mondo classico, percepito come ormai lontano ma ricostruibile con la ricerca; per questo si rileggono e riscoprono i testi antichi (filologia) e si studiano altri documenti (reperti, monumenti, iscrizioni, monete, ossia l'antiquaria). Ma è il classicismo della fine del 1700 e degli inizi del 1800 che segnò invece l'inizio dell'archeologia, nonostante l'idealizzazione dell'Antico e il principi dell'imitazione dell'arte antica insito nel neoclassicismo, fu in questo tempo che furono poste le basi per una conoscenza storica dell'antichità. Fondamentale in tal senso fu l'opera di Winckelmann, attivo anche in Italia. Egli sosteneva che l'arte greca aveva realizzato l'ideale del bello assoluto ed eterno, al di là di tutte le specificazioni contingenti. L'arte classica esprimeva con le sue forme limpide e la sua euritmia una "calma grandezza" e una "nobile semplicità". La principale opera di Winckelmann fu la Storia delle arti del disegno presso gli Antichi che, pubblicata nel 1764, costituisce la nascita della moderna archeologia. L'archeologo tedesco cercò di definire le varie fasi dell'arte del mondo antico e di ricercare le leggi che regolavano il raggiungimento della Bellezza assoluta nell'arte, permettendo così all'arte antica di uscire dagli studi eruditi dell'antiquaria. Il mondo antico non fu più considerato essere un tutto omogeneo e indistintamente diverso dall'età moderna, e si introdussero in questo tipo di studi due esigenze: storicistica l'una; di definizione estetica l'altra. Purtroppo prevalse la seconda tendenza (estetica) che, oltre a concentrarsi esclusivamente sullo studio dell'arte classica, imponeva di non prendere in considerazione tutto ciò che non corrispondesse ai canoni dell'arte classica della Grecia del V e del IV sec. a.C. Solo lo storicismo della scuola viennese (Riegl) e la ricerca archeologica sul terreno superarono l'archeologia di derivazione winckelmanniana.