Movimento artistico fiorito nella Francia del Cinquecento e legato alla nascita, voluta dal re di Francia Francesco I, di un vivacissimo cantiere attivo presso il castello di Fontainebleau, divenuto, attorno al 1528, residenza prediletta del re. Mosso dall'aspirazione di riprodurre il fasto delle più ricche corti europee, Francesco I organizzò un grande centro di produzione artistica, formato da pittori, scultori, stuccatori, orefici, smaltatori e intagliatori, che lavorarono alla decorazione della reggia. Protagonisti del primo periodo della storia artistica di Fontainebleau sono figure eccellenti del panorama italiano. Si pensi a Rosso Fiorentino, nominato nel 1532 pittore del re, a Francesco Primaticcio, giunto in Francia in quello stesso anno, dopo aver collaborato con Giulio Romano alla decorazione mantovana di Palazzo Ducale e di Palazzo Tè, e a Luca Penni, pittore e incisore allievo di Perin del Vaga.

Intorno al 1537 Rosso Fiorentino terminò la decorazione della galleria di Francesco I, lungo le cui pareti si susseguono affreschi di soggetto paesaggistico e mitologico, racchiusi entro cornici elegantemente lavorate a stucco. Nella regia di questa complessa impresa, l'artista riuscì a intrecciare, con abilità straordinaria, composizioni figurative e motivi ornamentali, ottenendo un risultato che rese la galleria di Fontainebleau immediatamente celebre negli ambienti artistici di tutta Europa. Alla morte di Rosso Fiorentino, avvenuta nel 1540, il compito di coordinare e gestire l'attività artistica di Fontainebleau passò nelle mani del suo più stretto collaboratore, Francesco Primaticcio, coadiuvato, a partire dal 1552, da Niccolò dell'Abate. Gli interventi decorativi operati dai due artisti all'interno del castello sono oggi andati perduti, a eccezione di quelli, parzialmente sopravvissuti, realizzati nella sala da ballo e nella camera della duchessa d'Étampes. Quasi completamente alterate sono, invece, le decorazioni realizzate nella galleria di Ulisse. A colmare in parte la gravità delle perdite, sono giunti fino a noi numerosi schizzi, disegni e incisioni eseguiti in quegli anni da Primaticcio e da Niccolò, eccellenti testimonianze della fertilità creativa che prosperava alla corte francese. Protagonisti, negli stessi anni, a Fontainebleau, furono anche Sebastiano Serlio e Benvenuto Cellini. Il primo, noto in Francia soprattutto per la pubblicazione, a Lione nel 1551, del celebre Trattato di architettura, fu nominato "architetto capo delle fabbriche reali" e rivestì mansioni di carattere prevalentemente organizzativo e gestionale. Benvenuto Cellini, scultore, orafo, intagliatore e teorico d'arte, giunse in Francia da artista affermato, dopo aver lavorato per il papa Clemente VII e per altri prestigiosi committenti. Il frutto più eccelso dell'esperienza di Cellini a Fontainebleau fu indubbiamente la saliera in oro, smalti e pietre preziose, realizzata nel 1543 per Francesco I, opera legata ai modelli della scultura fiorentina, ma reinterpretata in un gusto tutto manierista, caratterizzato da una ineguagliabile ricercatezza formale. L'attenzione al decorativismo fu costantemente presente nelle scelte operate dagli artisti della scuola di Fontainebleau, i quali, accanto alle grandi opere di risistemazione degli ambienti più importanti del castello, si occuparono della produzione di oggetti di piccolo formato destinati all'arredo della reggia. Arazzi, tessuti, vetrate, smalti, armature, bronzetti, candelabri e altre preziose suppellettili vennero progettati nel gusto di un manierismo inequivocabilmente erede delle esperienze cinquecentesche italiane, ma contraddistinto da una propria eleganza formale.

Durante il regno di Enrico III il cantiere di Fontainebleau incontrò un temporaneo momento di difficoltà, superato grazie all'impegno del successore Enrico IV, che risollevò le sorti dell'arte di corte, dando impulso alla nascita della cosiddetta "seconda scuola di Fontainebleau". I principali esponenti di questo entourage culturale furono Martin Fréminet, Ambrose Dubois e Toussaint Dubreuil, i quali, pur influenzati dai modelli del manierismo romano, accolsero elementi provenienti dall'arte fiamminga e si aprirono a un processo di interscambio con altri importanti centri culturali francesi ed europei.